Bossi non lascia la Lega. E Salvini: «Prima il Nord? No, prima gli italiani»

Umberto Bossi non lascia la Lega. Per adesso. Vuole verificare prima i margini per cambiare il programma. «Mi fermo, non me ne vado. Dipende tutto dal programma. Cambiando il programma penso che ci sia ancora qualcosa da salvare», ha detto a margine del congresso federale del Carroccio.  All’incontro a Parma i 450 delegati saranno chiamati a ratificare l’esito delle consultazioni di domenica scorsa, confermando Matteo Salvini alla segreteria con una maggioranza schiacciante sul contendente Gianni Fava, assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, sostenuto a sua volta da Bossi.

Lega, Salvini: «Il futuro riguarda tutta l’Italia»

Prima il Nord? «Prima gli italiani – ha detto Salvini  prima del suo intervento – in questo momento storico l’emergenza lavoro, sicurezza, futuro riguarda tutta Italia, quindi prima gli italiani. Per tutto: lavoro, case popolari, legittima difesa». E poi ancora: «Non siamo il partito delle correnti, non abbiamo speranziani, dalemiani marziani e vesuviani: c’è la Lega, punto. I militanti hanno scelto. Se Bossi molla? No, non molla nessuno. Anzi spero che entri tanta gente nuova. Il Pd ha scelto gli immigrati, Grillo promette soldi a chi sbarca domani mattina. Noi abbiamo un’idea di Italia, di Europa e di mondo diversa con il lavoro al centro».

Salvini: con Berlusconi troveremo l’accordo

«Se uno vuole fare veramente una coalizione e vincere, ci vuole un sistema elettorale maggioritario. Chi vuole il proporzionale, l’Italicum, il Consultellum, il Tedeschellum, non vuole vincere ma vuole solo la coalizione», ha detto ancora Salvini. Per quanto riguarda l’euro, sette premi Nobel hanno certificato che è un esperimento economico finito male e noi stiamo preparando per gli italiani l’uscita di sicurezza, perché un Paese che non controlla moneta e confini non è un paese libero», ribadisce Salvini. E a chi gli chiede circa la possibilità di un accordo con Berlusconi risponde: «Non lo vedo da tre-quattro mesi, magari l’accordo lo troveremo. Io – assicura – lavoro per questo. Però, ripeto, sulle tasse, sul rapporto con l’Europa, sulla Turchia sull’immigrazione e sulla legge Fornero non ci sono vie di mezzo possibili».