Macron parte in vantaggio, ma l’ultima parola spetta al popolo. Non ai mercati

Occorre che su Marine Le Pen gli analisti politici si mettano d’accordo e stabiliscano una volta per tutte se la leader del Front National è il morbo da cui difendersi o il termometro che ne rileva la presenza e l’intensità. Nel primo caso, le andrebbe opposta una profilassi democratica in grado di stroncarne sul nascere ogni velleità di comando; nel secondo, andrebbe considerata e trattata come il capo di un partito capace di incanalare nell’alveo della rappresentanza istituzionale il malcontento e la rabbia popolare e quindi potabile al pari del suo rivale Macron. Ma siamo in Europa, cioè nel regno dell’ipocrisia, dove il combinato disposto tra la tutela formale delle libertà democratiche e il pretesto di dover mettere al bando ogni formazione ritenuta apoditticamente fascista partorisce sovente prassi politiche che contraddicono in pieno i diritti riconosciuti e sanciti dalle costituzioni. Ne sappiamo qualcosa in Italia, nazione che grazie al cosiddetto “arco costituzionale” ha sperimentato per circa mezzo secolo la conventio ad excludendum a danno del Msi nonostante questo partito avesse appoggiato ben tre  governi (Pella, Segni e Tambroni) e concorso all’elezione di due capi dello Stato (Segni e Leone). La Quinta Repubblica francese ha invece nel sistema elettorale a doppio turno il proprio catenaccio “democratico”. Lo schema è talmente collaudato da scattare in automatico. Prova ne sia l’endorsement del repubblicano Fillon in favore del trasversale Macron a spoglio ancora in corso. La convergenza al ballottaggio tra repubblicani (ex gollisti) e socialisti ha finora funzionato benissimo e tutto lascia pensare che funzionerà ancora il prossimo 7 maggio con la vittoria di Macron. C’è però un “ma”: a rimanere esclusi, questa volta, sono proprio i due partiti-cardine della République, la cui somma elettorale non va oltre il 25 per cento dei consensi. E l’altra sinistra, quella di Jean-Luc Melènchon, che ha totalizzato il 19 per cento non ha (ancora) dato indicazioni di voto. Indizio che lo schema non ha la stessa fluidità del passato e che probabilmente la proletarizzazione di fasce sempre più ampie del ceto medio ha confuso e fuso segmenti sociali che fino a ieri nutrivano ambizioni diverse e che oggi sono assaliti da identiche paure. In questo clima tutto può succedere, persino che la passione di Giovanna d’Arco sconfigga la ragione di Cartesio. Del resto, come cantava Jacques Brel, «quando fa sera e c’è il fuoco in cielo, il rosso ed il nero non hanno confini».