La pazza idea di Galantino: ora vuole il permesso di soggiorno umanitario

Ancora un’invasione di campo da parte di monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nella politica italiana . E lo fa al Teatro Argentina di Roma enunciando il Rapporto Astalli, la struttura dei Gesuiti per migranti, profughi, rifugiati e richiedenti asilo. Galantino non perde l’occasione per bastonare l’Italia e la politica inanellando  una serie di considerazioni contro gli hotspot e i rimpatri. Belle, inconcludenti, parole. Invita a leggere bene i numeri dell’immigrazione, senza allarmismi, alla maniera buonista:  “Rimane necessario aprire la possibilità di un permesso di soggiorno umanitario anche per i numerosi diniegati, stimati nei prossimi mesi in 40.000, per evitare la situazione di irregolarità per molte persone che genererebbe sfruttamento, non tutela della dignità della persona e insicurezza”, afferma Galantino. Inoltre, occorre “segnalare all’Europa con preoccupazione gli esiti delle politiche di gestione dei flussi migratori: gli hotspots, la relocation e i rimpatri sono misure di controllo delle frontiere, che stanno operando una vera e propria selezione di nazionalità ammesse nella Ue, lasciando migliaia di persone escluse dall’ingresso bloccate senza altra prospettiva che quella di rivolgersi ai trafficanti”.  Tutto sbagliato, dunque. 

Diritto d’asilo negato dall’Italia

Galantino ritiene l’Italia di essersi comprtata da “matrigna”: “Il diritto d’asilo è stato di fatto negato da respingimenti più o meno mascherati, talora condannati, di cui anche l’Italia è stata colpevole nel 2011 e l’Europa rischia di esserlo nel 2016″.  Per il segretario generale della Cei, “leggendo nella situazione internazionale, non possiamo non riconoscere la nostra responsabilità: di chi ha violato la terra di altri, di chi ha sfruttato persone e terre, di chi ha impoverito, di chi ha venduto armi e ha lucrato sulla guerra. Uno sviluppo iniquo, che ha diviso il mondo e ha indebolito la solidarietà – accusa ancora Galantino – è la causa di questi nuovi sbarchi e di queste nuove morti: non siamo esenti da responsabilità!”. Se siamo di fronte a un’imponente invasione, la colpa è dell’Italia, dunque. 

Mons. Galantino: “Dati falsati”

Nonostante la situazione dei flussi che che si aggrava ogni mese di più, Galantino afferma:  “Le migrazioni sono un segnodei tempi, come più volte ripetuto dal Papa, ma anche una sfida pastorale che interpella le nostre comunità e una sfida sociale per le nostre città: c’è ancora chi, alla serietà di questa sfida, pensa di sottrarsi o chiudendo gli occhi o falsificandone la reale portata”. “Basta leggere serenamente e realisticamente i numeri, i volti e le storie dei migranti in Italia per comprendere come le città e le
comunità cristiane siano chiamati a raccogliere questa sfida e a ripensare luoghi, strutture e percorsi per un cammino di incontro e di scambio.