Il golpe siriano? Altro che lotta alla dittatura, è tutto per un pugno di gas…

Come si ricorderà, il golpe armato jihadista contro il governo siriano iniziò nel 2011, sull’onda delle cosiddette Primavere arabe, protesta di piazza in molti Paesi musulmani. Il nome è suggestivo, ma le Primavere arabe hanno avuto poco o scarso successo, a parte il caso egiziano, dove ha peggiorato la situazione. Per sapere perché in Siria i giovani, molti dei quali stranieri, sono scesi violentemente in piazza contro il governo, chiamato appositamente “regime” dai media internazionali allo scopo di screditarlo, occorre risalire a qualche mese prima. Come si sa, nel Golfo Persico c’è il più grande giacimento di gas del mondo, il quale appartiene parzialmente al Qatar, uno degli Stati che hanno armato i ribelli siriani. Per vendere il suo gas, il Qatar nel 2009, ossia due anni prima del golpe islamista contro Assad, chiese alla Turchia di collaborare per la costruzione di un gasdotto che avrebbe raggiunto la Turchia dal Qatar passando attraverso Siria e Arabia Saudita e arrivare così al ricco mercato europeo. Il problema nacque quando il governo siriano rifiutò di concedere il permesso ai qatarioti di far attraversare il suo territorio dalla pipeline. A questo punto il Qatar si allarmò, perché il giacimento di cui stiamo parlando è accessibile anche dalla parte dell’Iran, ed entrambi i Paesi hanno il diritto di pomparlo. A questo punto l’Iran chiese ad Assad di poter costruire un gasdotto che non passasse per l’Arabia, ma solo per Iran e Siria. Damasco accettò la proposta iraniana, accontentando anche indirettamente la Russia, che avrebbe potuto sentirsi minacciata con Gazprom dal gasdotto qatariota, arabo e turco, Paesi  legati a doppio filo con gli Stati Uniti.

Il gas del Qatar sta insanguinando la Siria e l’Europa

Così in definitiva si sono formati i due blocchi che attualmente si stanno fronteggiando in Siria: da una parte Iran (scita) e Russia, che ha due importanti basi militari in Siria, dall’altra Nato e Ue e le monarchie sunnite. Tutto qui. Insomma, altro che Primavere arabe, lotta al tiranno e le altre cose che scrivono i giornali occidentali. È solo una bieca questione di business, che però è costata centinaia di miglia di morti e milioni di sfollati. E i nostri giornali e tv ci raccontano solo – in perfetta malafede – che Assad è il boia di Damasco. La storia del gas non viene raccontata, si dice solo che bisogna fermare i massacri. Ma Turchia e Arabia Saudita sei anni fa iniziarono a introdurre illegalmente terroristi jihadisti nel territorio siriano per destabilizzarlo. Si sono fornite armi, soldi e risorse a radicali fuori di testa, criminali comuni e qaedisti allo scopo di scatenare un golpe per far cadere Assad. Gli armamenti, compresi quelli chimici, furono requisiti dopo un’operazione analoga contro la Libia di Gheddafi: il contenuto degli arsenali – quello che non fu venduto subito o dato agli jihadisti libici – fu spedito con aerei cargo in Turchia, da dove poi sono partiti per i terroristi di al Nusra, per l’Esercito libero siriano, finanziati in particolare da Obama e per tutto l’arcipelago dell’Isis che oggi insanguina la Siria. Da tutto questo cosa si deduce? Che Nato, Usa, Ue e quindi Italia, sostengono non i ribelli, ma i terroristi. Questa è la verità.