Bimba uccisa in diretta Fb: ecco come i social aumentano il rischio emulazione

Il giorno dopo il brutale omicidio, quando sgomento, indignazione e rabbia sono ancora vive, la paura adesso riguarda possibili repliche del terribile gesto. Un orrore «a forte rischio emulazione», lancia infatti l’allarme la criminologa ed esperta di violenza psicologica Cinzia Mammoliti, commentando il drammatico caso di omicidio della bimba di 11 mesi in Thailandia, ripresa dal padre su Facebook mentre la uccideva. Un delitto perpetrato in diretta online, in cui – spiega la studiosa – «il social network è stato utilizzato come teatro per un narcisista esibizionista fortemente disturbato», e dunque ancora pericolosamente minaccioso se «visualizzato da persone con un disagio nascosto o sotto controllo»

Bimba uccisa dal padre: video a rischio emulazione

«La visualizzazione del crimine commesso – spiega dunque la Mammoliti – rischia di fungere da “detonatore” in persone che hanno lati oscuri mai tirati fuori e che magari resterebbero controllati se non avessero modelli a cui ispirarsi». Una miccia pronta ad esplodere, quella dell’inclinazione a rivivere – o a riproporre – la morte in diretta: questo tipo di video in cui va in scena l’orrore, aggiunge infatti la criminologa – non vanno mai visualizzati, né commentati sui social… Il lato oscuro attira le persone, ma non bisogna cedere a questo tipo di curiosità. Anche quando si tratta di sevizie sugli animali, la cosa giusta da fare è chiamare la Polizia postale, senza partecipare in alcun modo al gioco, che è quello di rendere “complice” il pubblico che osserva la violenza, o renderlo vittima di una violenza assistita», dice la Mammoliti.

La “punizione in piazza” che i social rilanciano 

In base all’analisi dell’atto e della sua publicizzazione, analizza la criminologa, il padre che ha ucciso la figlia «probabilmente ha voluto punire due volte una donna, madre della bimba, scelta come colpevole di chissà cosa e per chissà quale folle idea, infliggendole anche il dolore della “punizione in piazza”, con un pubblico che guarda è commenta mentre va in scena il suo peggior incubo». Uno sfregio al quadrato – se mai fosse possibile quantificarne la portata ed elevare all’ennesima potenza l’orrore di quanto accaduto – attraverso il quale il padre assassino «ha deciso di “punire” anche l’intera società», sottolinea la specialista – «rendendo pubblico il suo atto esibizionistico e quindi condividendolo».

Fb, «strumento di amplificazione del lato oscuro»

In questo caso, allora, viene fraintesa e stravolta la funzione del social e, come enucleato e argomentato dall’esperta, «Facebook diventa uno strumento di amplificazione del lato oscuro agito, proponendo un modello a chi avrebbe lasciato fantasie simili nell’immaginario, e persino a chi ha già messo in atto violenze simili ma con meno “successo” mediatico». Per questo e per molto altro, su cui per ovvie questioni di spazio non possiamo soffermarci, diventa di fondamentale importanza, dirimente, limitare il più possibile la diffusione di immagini frutto del disturbo mentale e della malvagità di certi esseri umani…