Barista ucciso a Budrio: le tracce di sangue. Il presunto killer andava espulso

Nuovi elementi sul caso del barista ucciso a Budrio. Mentre continua la forsennata caccia all’uomo che ha ammazzato Davide Fabbri durante un tentativo di rapina nel suo locale di Riccardina di Budrio, nel Bolognese, e le forze dell’ordine stanno setacciando palmo a palmo il territorio, in particolare tra Budrio e Ferrara, si attendono dal Ris di Parma gli esiti sulla scia di sangue trovata fuori dal bar-tabacchi della vittima che potrebbe essere del bandito che l’ha freddato e condurre così al suo dna. Il Ris analizzerà anche il materiale biologico trovato, durante l’autopsia, nelle piccole ferite sulle mani del barista, causate, con ogni probabilità, dalla colluttazione con il bandito e dal disperato tentativo di difendersi. Al vaglio anche gli indumenti indossati dalla vittima la notte dell’omicidio. L’autopsia sul corpo di Davide Fabbri ha confermato la ricostruzione iniziale di inquirenti ed investigatori: il 52enne è stato vittima di un unico colpo mortale da arma da fuoco che lo ha raggiunto alla base del collo per poi trafiggere il corpo. L’ogiva non è stata trovata e l’ipotesi è che si sia disintegrata. In mano agli investigatori c’è invece il bossolo calibro 9 che potrà essere comparato con altre armi.

Barista ucciso a Budrio, la vicenda di Igor Vaclavic

Intanto il fascicolo aperto dal pm Marco Forte continua a essere ancora contro ignoti, anche se la pista principale seguita è quella che riconduce a Igor Vaclavic, nato 40 anni fa in quello che oggi è l’Uzbekistan e autore di diverse rapine violente nel ferrarese. Gli esperti del Ris stanno esaminando, centimetro per centimetro, il retrobottega del bar tabacchi dove si è svolta la parte più violenta della lotta tra Fabbri e il suo killer. È lì, infatti, che il barista è riuscito a disarmare l’aggressore dal fucile a pallettoni e l’ha colpito più volte usando il calcio dell’arma. Sempre qui, è stato esploso il colpo di pistola Smith&Wesson calibro 9×21 che ha centrato Fabbri, pistola che potrebbe essere quella di un vigilante privato, a cui era stata rubata durante un’aggressione giorni prima nel ferrarese, dove da anni bazzica anche Vaclavic. “Igor Vaclavic sul suolo italiano non doveva neppure starci”, leggiamo nella ricostruzione di Repubblica.  “Il russo”, indiziato dell’omicidio di Davide Fabbri, doveva essere rimpatriato. Un primo decreto di espulsione porta la data del 13 settembre 2010 e la firma del questore di Rovigo, Luigi De Matteo. A maggio 2011 Vaclavic viene condannato a 5 anni e 8 mesi di reclusione in abbreviato per una serie di rapine compiute nel ferrarese. Bene, nella stessa sentenza, firmata dal Gip Minica Bighetti, si legge che oltre alla pena detentiva il rapinatore seriale è condannato all’espulsione a espiazione della pena avvenuta. Espulsione che, al pari della precedente, non è mai stata eseguita”.