Veneto liberato dalla ‘Ndrangheta: retata di mafiosi “infiltrati” al nord

I reati sono pesantissimi: truffe, anche a danno di istituti di credito e finanziari, bancarotte fraudolente, indebiti utilizzi di carte di credito e di prelievo di carburanti, ricettazione, riciclaggio e violenza privata. I Carabinieri di Venezia hanno portato a compimento una vasta ed articolata operazione di polizia, nell’ambito dell’indagine denominata ”Nuova Frontiera”, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Venezia, attraverso l’esecuzione di sette misure cautelari personali. L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, è la conseguenza delle risultanze di complessa e prolungata attività investigativa, di tipo sia tecnico, che ”tradizionale”, ed indagini bancarie e finanziarie), condotta, fin dal 2013, dai Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Venezia, cui negli ultimi mesi si sono affiancati quelli della Compagnia Carabinieri di San Donà di Piave (Ve). L’operazione ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di circa 60 persone, coinvolte, a vario titolo, nel reato di associazione per delinquere finalizzata alle consumazione di truffe, anche a danno di istituti di credito e finanziari, bancarotte fraudolente, indebiti utilizzi di carte di credito e di prelievo di carburanti, ricettazione, riciclaggio e violenza privata, con l’aggravante, per diversi di essi, di aver agito avvalendosi delle condizioni descritte dall’art.416bis (metodo mafioso), anche al fine di agevolare l’organizzazione criminale della ”Ndrangheta” calabrese.

La ‘Ndrangheta si stava allargando nel Veneto

L’operazione si è estesa in varie Regioni d’Italia, tra cui Calabria e Veneto, nei confronti di ricettatori e fiancheggiatori a vario titolo. Oltre 150 risultano le imprese truffate, il cui danno complessivamente patito si aggira intorno ai cinque milioni di euro. Le indagini compiute dagli inquirenti hanno consentito di individuare numerose società ed imprese individuali, divenute obiettivo del gruppo criminale, le quali avevano sede o unità locali in Veneto. Le indagini compiute dagli inquirenti hanno evidenziato anche la sussistenza del metodo mafioso adottato da alcuni componenti del sodalizio, tra i quali uno dei due arrestati, colpevoli di aver gravemente minacciato e percosso un giovane commesso stagionale di quel negozio, dopo averlo condotto di forza nel retrobottega del supermercato all’insegna ”Bafile Market” di Jesolo Lido (Ve), unità locale gestita, in affitto d’azienda, attraverso una società asservita alla compagine criminale. Quanto alla contiguità con le cosche calabresi, secondo gli investigatori, in particolare, i due destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere risultano, oltre che essere gravati da precedenti penali specifici e da pendenze giudiziarie, anche essere contigui a cosche riconducibili all’ Ndrangheta.

La soddisfazione del governatore Zaia

«Una stangata memorabile, a dimostrazione che il crimine può essere organizzato quanto vuole, ma in Veneto trova sempre pane duro per i suoi denti, grazie all’abilità di inquirenti e forze dell’ordine, pur alle prese con una guerra impari per la scarsità di mezzi di cui dispongono». Con queste parole, il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia commenta “con gratitudine” l’operazione. «Oltre 150 imprese truffate per un volume d’affari di svariati milioni di euro -aggiunge Zaia- testimoniano della vastità e dell’importanza di questa operazione portata a termine con un’attività investigativa estremamente complessa. Un nuovo segnale, forte e chiaro al crimine».