Trump: la nostra pazienza con la Corea del nord è finita, stiano attenti

Fine della politica americana di “pazienza strategica” nei confronti della Corea del Nord. A decretarla è stata il segretato di Stato americano Rex Tillerson, che oggi ha visitato la zona smilitarizzata al confine tra le due Coree, dopo aver già sostenuto che “l’approccio diplomatico” perseguito con Pyongyang “negli ultimi vent’anni è fallito”. “La politica della pazienza strategica è finita – ha scandito il capo della diplomazia americana, in un punto stampa congiunto con il ministro degli Esteri sudcoreano Yun Byung-se – stiamo esplorando una nuova gamma di misure diplomatiche, di sicurezza ed economiche. Tutte le opzioni sono sul tavolo”. Per gli Stati Uniti un’azione militare contro la Corea del Nord è “un’opzione sul tavolo”. Lo ha detto Rex Tillerson durante la sua visita in Corea del Sud sottolineando che “la pazienza strategica” di Washington nei confronti di Pyongyang si è esaurita e si stanno esplorando una serie di nuove misure diplomatiche, economiche e di sicurezza per fermare il programma nucleare e missilistico nordcoreano. Parlando con i giornalisti dopo aver visitato la zona demilitarizzata che divide le due Coree, il segretario di Stato americano, rispondendo ad una domanda sulla possibilità di un’azione militare, ha detto che “certamente noi non vogliamo che le cose arrivino ad un conflitto militare”. “Se loro elevano la minaccia del loro programma di sviluppo di armamenti ad un livello che richiede l’azione, allora questa è un’opzione sul tavolo”, ha poi aggiunto. Tillerson ha poi rivolto un messaggio a Pechino, dove domani concluderà la sua missione asiatica, chiedendo che la Cina applichi in modo completo le sanzioni imposte dall’Onu in risposta ai test nucleari e missilistici della Corea del Nord. “Non credo che noi abbiamo raggiunto il massimo livello di azione possibile nell’ambito della risoluzione del Consiglio di Sicurezza con la piena partecipazione di tutti i Paesi”, ha detto. Dopo che Tillerson ha affermato che gli Stati Uniti non escludono l’opzione militare, anche il ministro degli Esteri sudcoreano Yun Byung ha suggerito che Seul potrebbe appoggiare questa linea. “Noi avremo molte possibilità strategiche a disposizione – ha detto – se consideriamo le pressioni diplomatiche come un edificio, la deterrenza militare è uno dei pilastri delle sue fondamenta. Noi intendiamo avere tutte le nazioni interessate a lavorare in modo più stretto del passato – ha concluso – per fare in modo che la Corea del Nord, sentendosi danneggiata dalle sue azioni sbagliate, cambi strategia”. Le dichiarazioni del ministro sudcoreano, di apertura ad una possibile opzione militare, hanno colpito molti osservatori, che comunque hanno ricordato come presto Yu potrebbe non essere più alla guida della diplomazia sudcoreana.

Anche Seul appoggia la linea di Trump

Tillerson è arrivato in Corea del Sud infatti pochi giorni dopo la destituzione della presidente Park Geun-hye, a seguito dell’impeachment per corruzione, e a meno di due mesi delle elezioni del 9 maggio che potrebbe portare ad un cambiamento della politica sudcoreana nei confronti di Pyongyang, che costituirebbe un problema per la nuova strategia dell’amministrazione Trump. I sondaggi infatti danno per favorito il candidato progressista Moon Jae-in, che promette di abbandonare la linea dura del governo conservatore di Park e tornare alla “sunshine policy”, di apertura nei confronti del Nord, che era stata inaugurata da precedenti governi progressisti. Una politica che prevede, promette ancora il candidato, la ripresa dell’agenda di cooperazione economica, compresa la riapertura del complesso industriale comune che secondo l’ex presidente Park aiutava Pyongyang a pagare per il programma nucleare. Non solo. Moon ha anche suggerito che rivedrà la decisione del governo attuale di installare il sistema anti-missilistico americano, il Thaad, che ha provocato le proteste non solo nordcoreane ma anche, e soprattutto cinesi. La Cina ha anche imposto pesanti sanzioni a Seul, con il bando di diverse importazioni e lo stop dei gruppi di turisti, per convincerla a cambiare idea sul sistema missilistico.