Libia, copione già visto: ora contro Haftar scatta la macchina del fango

Tutto già visto: quando un personaggio sgradito all’establishment internazionale rischia di affermarsi, scatta la macchina del fango: e guai se magari è amico di Putin… È già capitato con Saddam Hussein, con Gheddafi, con Milosevic, con lo stesso Putin. Adesso apprendiamo che le forze dell’autoproclamato esercito nazionale libico (Lna) guidato dal generale Khalifa Haftar, legato al Parlamento di Tobruk – e alla Russia -, “potrebbero aver commesso crimini di guerra a Bengasi, nella Libia orientale”. Lo ha denunciato Human Right Watch, organizzazione internazionale con sede a New York che si batte per la difesa dei diritti umani. In realtà sabato scorso, l’esercito nazionale libico, dopo una lunga battaglia ingaggiata con fazioni estremiste islamiche a Bengasi, ha annunciato che i “gruppi terroristici” hanno abbandonato la loro ultima roccaforte e che la città è tornata sotto il suo controllo.

Haftar per ora sta sconfiggendo l’Isis…

Secondo Hrw, guarda caso, in quei giorni l’ “Lna potrebbe aver commesso crimini di guerra” a Bengasi tra cui “omicidi, esecuzioni sommarie, pestaggi di civili”. Inoltre le forze filo-Haftar avrebbero “profanato i corpi dei combattenti rivali”. L’organizzazione con sede a New York ha quindi chiesto a Haftar di svolgere un’ “indagine trasparente” sui presunti crimini. “La leadership dell’Lna deve urgentemente rispondere a queste accuse profondamente inquietanti indagando i sospetti responsabili, compresi i comandanti militari che potrebbero essere chiamati ad assumersi responsabilità individuali”, ha dichiarato Joe Stork, vice direttore di Hrw per il Medio Oriente. La realtà è un’altra: che il premier al Serray, messo sulla poltrona dalle organizzazioni internazionali quali Ue, Onu e così via, non controlla neanche la sua città. E poi Mosca ha preso posizione per Haftar: che automaticamente diventa un criminale di guerra. Abbiamo già dato…