Da Benigni il solito “slurp” ai potenti: «Caro Mattarella, come l’ammiro»

Non si smentisce Roberto Benigni. Nessuno più e meglio di lui riesce a camuffare l’innata vocazione da segretario dell’opinione dominante sotto la scorza di un finto anticonformismo a prova del tempo. Avete mai provato a ripassare con la mente quanti leader politici ha preso in braccio il comico toscano? Non ci provate: perdereste il conto. Pensate solo che il primo fu Enrico Berlinguer, scomparso tre decenni e tre Repubbliche fa. Gli altri sono finiti in pensione o rottamati. Benigni, no. Lui è sempre lì a riciclarsi e a saltare da una moda all’altra, ma sempre con l’aria di chi risale il fiume controcorrente. Del resto, uno che per anni, dalla Rai, ha spaccato gli zebedei a mezza Italia con la storia della «Costituzione più bella del mondo» per poi schierarsi con il più brutto progetto di riforma mai tentato, quello di Renzi, e prende ancora applausi, è certamente un grande furbo. Uno che sa suonare il tasto giusto al momento giusto. Come ha fatto anche stamattina al Quirinale durante la cerimonia per i David di Donatello: «Sono qui come portavoce del Pci, il Partito del cinema italiano», ha esordito mentre stringeva la mano al presidente Mattarella. E poiché è uno che non le manda certo a dire quando si tratta di azzerbinarsi di fronte al potente di turno, ha subito chiarito il suo pensiero al capo dello Stato: «Ha tutta la mia stima per il suo stile. Se fossi presidente vorrei somigliarle: avrei fatto pure io una nuova legge elettorale, il Benignellum!». Mancava solo che lo prendesse in braccio. Non sono mancate invece le risate. Fa parte del copione, del resto: Benigni parla, gli altri ridono: a prescindere, avrebbe detto il monarchico Totò, uno che invece dalla Rai fu cacciato per aver gridato «viva Lauro». Al Quirinale hanno riso persino sulla battuta sull’ora legale («una delle poche cose legali rimaste in Italia»), argomento tra i più in uso a barzellettieri e animatori di navi da crociera e villaggi turistici. Eppure, tra tanti frizzi e lazzi, un concetto profondo Benigni lo ha espresso. «Il cinema – ha detto – fa bene alla salute: uno dovrebbe andare in farmacia e pendere 5 milligrammi di ‘8½’…». Parole sante, specie se pronunciate da uno che gli effetti benefici del cinema li sperimenta da anni. Soprattutto sul portafoglio.