Ma i clintoniani non si rassegnano alla loro sconfitta a opera di Donald Trump

Una grande manifestazione di protesta all’indomani del suo insediamento. Una prima settimana in cui il suo cosiddetto cerchio magico ha voluto mostrare tutta la sua forza ideologica, varando decine di decreti esecutivi, due dei quali, quello sul muro e il divieto di ingresso agli islamici, hanno innescato una battaglia legale che finora ha visto la Casa Bianca sconfitta dal partito dei giudici. E poi le dimissioni in tempi record, appena 24 giorni dall’inizio dell’incarico, del consigliere per la Sicurezza nazionale Mike Flynn, accusato di aver contatti con la Russia di Putin, vero nemico dei poteri forti democratici americani e del giornali clintoniani e obamiani. Ovviamente i media americani, quasi tutti schierato contro Donald Trump perché hanno capito che non possono più orientare l’opinione pubblica, cianciano di “un’incredibile situazione di caos e disfunzione”, perché “nessuno sa chi veramente sia alla guida e nessuno sa chi veramente decida la linea politica”, come ha detto John McCain, il senatore Gop che continua ad essere su posizioni di forte dissenso nei confronti di Trump, solo perché avrebbe voluto essere candidato al posto suo. In realtà che ci sia Trump alla guida è chiarissimo, come è stato ben spiegato in campagna elettorale, campagna che è stata tra le più scorrette della storia americana, con un presidente di tutti gli americani che è entrato più volte a gamba tesa contro un legittimo candidato.

Trump va avanti malgrado i “fake media”

Da giorni Trump è all’attacco contro questa falsa rappresentazione della realtà da parte dei media, proprio come capitò a Berlusconi per venti anni, perpetrata da quelli che ormai ha bollato come i fake media, i media falsi accusati di essere “non contro di me, ma contro gli americani”, e va ripetendo che la sua Casa Bianca “è una macchina che funziona alla perfezione”. “Ho ereditato il caos”, ripete da giorni, prima nella lucida conferenza stampa alla Casa Bianca, e poi da quello di Twitter, il suo vero strumento “di lotta e di governo”. “Non credete al media falsi del main stream – ha twittato sabato – la Casa Bianca è gestita molto bene, io ho ereditato il caos e lo sto sistemando”. Come scrive il Washington Post, tra i giornali più clintoniani, “la combinazione di caos, conflittualità e cecchinaggio costante non sono una cosa negativa nel mondo di Trump”.Perché questi ingredienti sono stati la chiave del successo della sua incredibile, campagna elettorale che ha sbaragliato tutti i pronostici che fino alla fine la davano per sconfitta. Per Trump e la sua West Wing quindi il caos creato dagli sleali avversari è stata una vera arma tattica per destabilizzare gli avversari, non solo la minoranza democratica ma, soprattutto, quella che Steve Bannon, stratega e vero ideologo di Trump, ha chiaramente indicato come la vera opposizione: i media. E lo strumento principe di questa presidenza tutta all’attacco, continua ad essere Twitter e la salva di tweet che quotidianamente, dalle sei del mattino, Trump comincia ad inviare per dettar l’agenda del dibattito politico quotidiano. Se il rovescio della medaglia di questa strategia sia poi che alla fine l’amministrazione Trump, nonostante le ignobili campagne stampa di fango contro di lui e la sua famiglia, riuscirà a fare bene come sta facendo finora, ce lo auguriamo tutti. La vittoria è tanto più dolce quanto gli avversari sono meschini, scorretti e faziosi.