DJ Fabo, basta con la danza indecente degli ideologi della morte

Difficile citare tutte le scemenze uscite dai soliti tromboni liberal a commento della morte di Dj Fabo.  Vale però la pena sottolineare  la più grossa e la più insulsa. Appartiene al “guru” Roberto Saviano, il quale così si rivolge al 39enne appena morto  in una  ideale implorazione: «Perdonaci per aver reso la religione che  crediamo di osservare, talmente vuota da non saper più riconoscere un Cristo quando lo abbiamo di fronte». Mai ignoranza fu più tronfia e indecente: nessuno ha avvertito Saviano che Gesù è venuto sulla terra per annunciare la vita e la Resurrezione, non la morte e l’eutanasia. 

Ma forse non è ignoranza, probabilmente si tratta di mistificazione ideologica, possibile solo in questi tempi di smarrimento morale e culturale. Tempi in cui sedicenti teologi come Vito Mancuso, imperversano  senza freno sui mass media. Ecco cosa dice questo Doctor  Frivolus a proposito dell’eutanasia di Fabo: «La morte più umana è la morte liberamente scelta. Quando un essere umano riflette seriamente suelle sue condizioni e giunge alla scelta consapevole e libera di dire “me ne vado”, questo è un esercizio maturo di libertà e legittimo da punto di vista spirituale». Roba da non crederci, e ci fa anche il “teologo”…

Quello che sta avvenendo intorno al dramma del povero Fabo è una danza indecente di funebri ideologi, di funesti cantori della morte. Perché, intorno a questo caso, ci voleva solo il silenzio: non il silenzio imbarazzato o reticente, ma il silenzio del rispetto e del raccoglimento. Invece, intorno a Fabo si è svolto un cinico gioco politico:  imporre,  sull’onda emotiva e a seguito del chiasso mediatico, la legge sul fine vita. 

Matteo, un ragazzo di 19 anni affetto da una grave forma di asfissia, ha inviato questo messaggio a Dj Fabo: «Non andare a morire, ciascuno di noi è un prodigio di bellezza e io lo dimostro ogni giorno vivendo» Matteo pesa 25 chili e non può né parlare né camminare. Ma questo messaggio non è arrivato a Fabo. C’era troppo chiasso intorno al suo dolore