Pene lievi a 11 antagonisti per le violenze alla Bocconi contro Monti

Aggredirono e picchiarono un cameramen che li riprendeva. Lanciarono petardi e uova contro la polizia ferendo due agenti e un funzionario. E assaltarono l’Università Bocconi di Milano nel tentativo di impedire, all’allora premier Monti di presentare i suoi libri, “Le parole e i fatti” e “La democrazia in Europa“. Oggi, ad oltre 4 anni da quegli episodi di violenza che paralizzarono il capoluogo lombardo, undici di quei facinorosi contestatori dei Centri sociali sono stati condannati – dopo essere stati faticosamente identificati – a pene lievissime per quel disastro che combinarono il 17 novembre 2012. Si parla, al massimo, di dieci mesi di carcere. E considerando che ci sono voluti 1900 giorni per arrivare a questa sentenza che doveva punire gli ultras di quella guerriglia indegna, davvero la condanna è uno schiaffo agli investigatori che hanno faticato non poco per riuscire a identificare gli antagonisti che oggi hanno fra i 25 e i 30 anni.
Erano in 150 quando, quel sabato pomeriggio, picchettarono l’ingresso della prestigiosa Università milanese Bocconi per protestare contro l’arrivo di Monti. Alla sbarra sono finiti poi in tredici con l’accusa, a vario titolo, di manifestazione non autorizzata, violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale. Ci furono i primi scontri e due agenti e un funzionario della Digos rimasero feriti. Poi, alla partenza del corteo, nuove violenze. Ne fece le spese un videoreporter aggredito dagli esponenti dei Centri Sociali travisati con sciarpe e felpe. Infine la guerriglia che mandò in tilt il già fragile equilibrio di un classico sabato pomeriggio milanese. Una macchina della polizia ne uscì danneggiata.

In un quadrante della città blindato dalle forze dell’ordine, quegli antagonisti fecero il bello e il cattivo tempo scaricando la propria folle, insensata, violenza su qualsiasi cosa gli capitasse a tiro.

Da lì partirono le indagini per identificare quei 150 che avevano dato l’assalto alla Bocconi, la maggior parte dei quali aveva il volto nascosto da sciarpe e felpe. Venne fuori che la maggior parte di quei violenti arrivavano dai Centri Sociali: una cinquantina dal Centro sociale il Cantiere, altrettanti erano i “Corsari“. Per il resto erano anarchici, esponenti di sinistra e studenti. Un’omertà ben peggiore di quella mafiosa, più vischiosa e imbarazzante, ha consentito, per mesi, ai responsabili di quelle violenze, di sfuggire all’identificazione. Poi le accuse circostanziate, il processo. E la richiesta del pm di condannare i responsabili a 18 mesi. Ma i giudici della quarta sezione penale del Tribunale di Milano hanno concesso poco più della metà.