«La divisa adesso può essere un bersaglio»: allerta estesa in tutta Italia

La divisa ora è un bersaglio. Temiamo attentati contro le nostre forze dell’ordine. Temiamo possibili vendette dei jihadisti. “È la prima volta che un terrorista viene ucciso in Italia e sicuramente una divisa è diventata bersaglio privilegiato. Non dimentichiamo che anche in Francia sono stati uccisi due poliziotti. Noi siamo la vetrina dello Stato”. Lo afferma – in un’intervista al Corriere della SeraMaurizio Vallone, a capo del servizio controllo del territorio del Dipartimento della Pubblica sicurezza, dopo l’uccisione dell’attentatore Anis Amri: “dobbiamo essere particolarmente attenti, prendere tutte le iniziative possibili di autotutela”. I due agenti di Milano, dice, “Sono stati perfetti, la loro è stata un’operazione da manuale”. Dopo Berlino, il dispositivo è stato potenziato: “Oltre agli agenti in servizio in ogni città, abbiamo 1.800 uomini a disposizione per potenziare i servizi quando questori o prefetti lo richiedono. L’aspetto principale in questo momento riguarda quanto accade prima delle manifestazioni ritenute a rischio: noi elenchiamo le prescrizioni da rispettare, se la risposta non è adeguata scatta il divieto”. Ad esempio, spiega, “un concerto di fine anno non si potrà svolgere se non ci saranno ‘filtraggi’ delle persone all’entrata e all’uscita, come avviene negli stadi. Inoltre dovranno essere montate le barriere di cemento per impedire l’accesso dei mezzi. In ogni occasione saranno presenti le Unità operative antiterrorismo”, addestrate dai Nocs che si muovono in macchine blindate e fucili ad alta precisione: “Abbiamo a disposizione 400 poliziotti e circa altrettanti carabinieri”.