Dal bilancio agli immigrati: tutte le patate bollenti che Renzi lascia a Gentiloni

Tra i motivi che hanno portato all’accelerata nell’incarico a Paolo Gentiloni ce n’è uno ben preciso. Giovedì, a Bruxelles, si riunirà l’ultimo Consiglio europeo dell’anno. Probabilmente sarà il suo esordio da premier. E non sarà una passerella per scambiarsi gli auguri di Natale: tra i punti in discussione nel capitolo immigrazione c’è la riforma del diritto d’asilo. Un tema in cima alla nostra agenda europea. «Il dossier immigrazione è la priorità in questo momento per l’Italia a Bruxelles», ammette Maurizio Massari, ambasciatore italiano alla Ue, che in questi giorni di confusione politicoistituzionale a Roma ha mantenuto ben salde le mani sui dossier europei più caldi, si legge su “la Stampa“.

Immigrazione: il tema più caldo per Gentiloni

Per esempio quello relativo al veto sulla revisione del bilancio Ue pluriennale: l’Italia non ha cambiato idea e mantiene il suo «no». Idem per la politica commerciale: Roma è contraria alle proposte emerse sugli strumenti di difesa commerciale e sullo status di economia di mercato alla Cina. Ora l’obiettivo numero uno è la continuità nell’azione di governo. Massari, abituato a lavorare nell’ombra e solitamente restio a rilasciare dichiarazioni pubbliche, questa volta però concede a «La Stampa» una valutazione sul prossimo vertice internazionale: «Sarà un appuntamento decisivo». La riforma del Regolamento di Dublino, che norma il diritto d’asilo, è «un passaggio cruciale per l’Europa intera. Perché in gioco c’è l’essenza stessa della casa comune europea». Nella prima bozza di conclusioni – dopo gli elogi per i progressi fatti nei cinque Paesi africani coinvolti c’è un passaggio che l’Italia non può digerire. Si legge infatti che «gli sforzi fatti negli ultimi mesi hanno mostrato aree di convergenza». La realtà, però, è un po’ diversa.

Sull’immigrazione, Renzi e Gentiloni già avevano fallito

La presidenza slovacca ha lavorato in questi mesi a una serie di proposte che individuano soluzioni graduali al problema immigrazione, con interventi più decisi solo in caso di situazioni «gravi». E ha messo in campo il concetto di «solidarietà flessibile» o «solidarietà à la carte», in mo do da sfuggire alle quote obbligatorie di rifugiati da ridistribuire: «Non possiamo accettare che passino questi concetti», scuote il capo Massari. La battaglia sarà dunque per far cancellare ogni riferimento alle «aree di convergenza» (che al momento non ci sono) e magari per mettere nero su bianco un richiamo agli impegni presi e non mantenuti dagli Stati sul piano di ridistribuzione dei rifugiati. Probabilmente la riforma di Dublino verrà completata sotto la presidenza maltese, che guiderà l’Ue nei primi sei mesi del 2017. Per questo l’Italia punta a rinviare ogni decisione.