Carcere scuola di jihadismo. Amri minacciò un detenuto cristiano: «Ti taglio la testa»

La Procura di Palermo sta tentando di ricostruire il periodo trascorso in Sicilia da Anis Amri, il tunisino ricercato per la strage di Berlino detenuto nelle carceri siciliane dal 2011 al 2015. I pm hanno aperto un fascicolo di atti relativi, ancora dunque non un’indagine vera e propria. I primi accertamenti sono stati delegati alla Digos. Arrestato ad ottobre del 2011 mentre si trovava nel centro d’accoglienza di Catania, per danneggiamento, lesioni, minacce e appropriazione indebita, Amri  è stato condannato a 4 anni di reclusione. È  stato detenuto a Sciacca, Enna, Agrigento, Palermo, è stato segnalato per i suoi comportamenti violenti e ha collezionato punizioni e giorni di isolamento.

Proprio il periodo in carcere è stato per il tunisino stragista la fase dell’apprendistato jihadista e stragista. Già in quel periodo Amri  mostrò comportamenti pericolosi:  l’unica frequentazione  di detenuti tunisini, legando soprattutto con un gruppo ristretto di essi; vari episodi di contrasti violenti con un altro detenuto, che dichiarò di aver subito minacce in quanto cristiano,  «Ti taglio la testa». Sono questi, a quanto si apprende, i principali motivi per cui il Dap ha segnalato al Casa, il Comitato analisi strategica antiterrorismo, gli atteggiamenti sospetti  di Amritenuti durante la detenzione in Italia.   Già nel corso del 2014, mentre è detenuto ad Agrigento, si verificano episodi di protesta in cella. Un detenuto con cui aveva frequenti contrasti dichiarò – a quanto risulta – di essere stato vessato da Amri affermando che lo minacciava di volergli tagliare la testa perché era cristiano e descrisse Amri con un islamista terrorista che lo voleva convertire all’Islam e per questo lo vessava. È da quel momento, nel novembre 2014, che Amri viene “attenzionato” e fino alla sua scarcerazione il Dap ha posto la sua posizione all’attenzione del Casa. Poi però ha avuto tutto la possibilità di compiere l’orrenda strage di Berlino.