Berlusconi vuole il proporzionale, ma ai suoi alleati fa un po’ paura

Partino le consultazioni al Quirinale con i partiti e i partiti cominciano a “consultare” gli elettori”. Lo fanno, ovviamente, attarverso appelli e dichiarazioni. A buon diritto, sia chiaro, dal momento che la prospettiva di elezioni anticipate è tutt’altro che tramontata. Il panorama politico si presenta assai frastagliato: il Pd è un campo di macerie in cui si aggirano i vecchi notabili democristiani a proporre un neocorrentismo come antidoto al declinante renzismo. Alfano e Verdini sono all’orfanatrofio in attesa di una benevola adozione, anche a distanza, che li faccia rientrare in gioco. Il M5S è accreditato dei favori del pronostico. Che spesso, tuttavia, funzionano più da zavorra che da volano. E poi c’è il centrodestra, che al di là delle note ufficiali appare schierato in ordine sparso. Berlusconi non è innamorato del programme “urne a tutti i cosi”. Non vuole sostenee governi, e si capisce ma è pronto a sedersi al tavolo della nuova legge elettorale (magari a prevalente impianto proporzionale) e si è già impegnato a non opporre barricate ad un eventuale governo. I suoi alleati, la Lega Nord di Matteo Salvini e i FdI-An guidati da Giorgia Meloni, non fanno mistero di temere che sotto la disponibilità del Cavaliere si celi la tentazione di un nuovo “patto del Nazareno“. Coglie qundi nel segno Francesco Storace quando scrive sul suo Giornale d’Italia che «anche di qua (a destra, ndr) si avverte solo confusione».

E Parisi rilancia l’assemblea costituente: «Il nostro dialogo riparta da qui»

E della necessità di raprire un canale di dialogo «che in questi questi mesi non è mai decollato» si fa invece interpreta Stefano Parisi in un’intervista sulla Stampa. L’ex-candidato sindaco di Milano e leader del movimento “Energie per l’Italia” prova a dare un contributo rilanciando l’idea di un’assemblea costituente formata da «100 componenti scelti con metodo proporzionale, senza legami con l’esecutivo e con 24 mesi di tempo per riformare l’assetto del Paese». La si potrebbe eleggere – spiega Parisi – «in autunno», facendola coincidere con le elezioni politiche. Per ora il centrodestra non lancia segnali, ma non è escluso che Berlusconi possa adottarla con l’obiettivo di prendere tempo.

L’allarme di Maroni: «Occhio all’intesa tra Pd e Berlusconi sulla legge elettorale»

Acque tranquille, ma solo in apparenza, nela Lega. Un sasso nello stagno lo ha lanciato sicuramente Roberto Maroni in ua dichiarazione al Corriere della Sera. Dalle parole del governatore della Lombardia traspare una certa preoccupazione per il lavorio intorno alla legge elettorale, che appunto vede il centrodestra esprimere posizioni diversificate. Da qui l’appello al suo partito ad  avviare  un tavolo del centrodestra: «Il momento è questo -avverte -, dopo rischia di essere troppo tardi». Maroni teme che la Lega resti fuori dalla «partita» e che il Pd, una volta coinvolto Berlusconi sulla nuova legge elettorale decida poi di «trascinare tutto al 2018», contando anche sulò fatto che «Mattarella non è entusiasta di andare al voto subito». Tradotto significa: caro Salvini svegliati, perchè il rischio è che si torni ad un proporzionale da Prima Repubblica. «Se la palude ci inghiotte – ha infatti concluso Maroni -, è finita».