E Trump incontrò il 93enne Kissinger, il “globe trotter” della bomba atomica

Tra gli incontri che il presidente eletto Donald Trump ha in programma oggi c’è anche quello con il leggendario ex segretario di Stato Henry Kissinger, oggi 93enne. Lo ha riferito uno dei suoi consiglieri, Sean Spicer. Alla sua venerdanda età, Kissinger è uno dei diplomatici più ascoltati negli Stati Uniti, e non solo. E si spiega il perché: ha lavorato con Eisenhower, John Kennedy, Johnson, Nixon, Ford, Carter, conobbe tutti i potenti della terra dell’epoca, da Mao a Kossighin, a Rabin a Giscard d’Estaing e tutti gli altri. Inventò, dopo la fine della guerra del Vietnam, la diplomazia armata, il negoziato permanente, ma sempre all’ombra delle armi nucleari. Kissinger riteneva – e la storia gli ha dato ragione – che la pace è più facile se sostenuta dalla bomba atomica pronta a partire. Ma il dialogo deve esere sempre presente, sempre pronto ad avviarsi, agile, immediato. Fu lui che salvò il Cile dal disastro economico e sociale, favorendo il colpo di Stato del generale Augusto Pinochet, e fu sempre lui che neogziò la fine della guerra del Kippur. Fu anche il regista, neanche troppo occulto, della pace di Camp David del 1978, presidente Carter. In Africa, appoggiò i patrioti anti-comunisti in Angola e Mozambico dopo la rotta dei portoghesi e l’aggressione dei cubani e dei cinesi. Con le presidenze di Reagan e Bush padre, Kissinger non ricoprì più incarichi ai massimi livelli, ma rimase sempre attivissimo in campo diplomatico, come conferenziere, scrittore, commentatore tv, consulente, fondando anche una società dedicata. Se non l’inventore, fu certamente uno dei propugnatori della realpolitik, ed è forse su questo argomento che Donald Trump vuole avere indicazioni da lui. Tra l’altro, forse un segno del destino, a causa di lavori necessari nello Studio Ovale, è probabile che Trump utilizzerà per alcuni mesi il vecchio ufficio di Richard Nixon nell’Old Executive Office Building.

Dopo l’elezione di Trump lascia il capo dell’intelligence

Il nuovo presidente vedrà anche Nikki Haley, governatrice della Sud Carolina che vari media indicano come papabile per il dipartimento di stato, e l’ammiraglio Michael S.Rogers, direttore della National security agency (Nsa). In agenda anche un colloquio informale con il premier giapponese Shinzo Abe. Intanto si è appreso oggi che il direttore dell’Intelligence Usa James Clapper ha dato le dimissioni: lo rendono noto alcuni media Usa. Si tratta delle prime dimissioni di un alto dirigente dell’amministrazione Obama dopo l’elezione di Donald Trump. «Ho sottoposto la mia lettera di dimissioni ieri sera, ho ancora 64 giorni», ha detto Clapper durante un’audizione davanti alla commissione intelligence del Congresso, lasciando intendere quindi che resterà in carica sino alla fine dell’amministrazione Obama. Le dimissioni dei vertici delle agenzie federali dell’amministrazione uscente sono una prassi dopo l’elezione presidenziale, in un’ottica di rinnovamento degli incarichi, soprattutto quando si tratta di un rapporto fiduciario per ruoli delicati, come quelli legati all’intelligence. Nessun segnale finora invece da altri alti dirigenti, come il direttore dell’Fbi James Comey, criticato prima dai repubblicani e poi dai democratici per la gestione delle indagini su Hillary Clinton per l’Emailgate.