Strage di Nassiriya. Dopo 13 anni l’orgoglio dell’Italia che non dimentica

Nassiriya, dodici novembre 2003.  L’Italia non dimentica l’attentato terroristico che costò la morte a 19 italiani, 13 carabinieri, 4 soldati dell’esercito e 2 civili, saltati in aria davanti alla base italiana Maestrale, in Iraq. Erano impegnati nell’operazione Antica Babilonia per  garantire sicurezza e aiuto al popolo iracheno con interventi per il ripristino delle infrastrutture e dei servizi essenziali al termine della seconda guerra del Golfo. Grazie alla particolare sensibilità verso le popolazioni colpite dalla guerra, gli italiani si dimostrarono un aiuto indispensabile per l’approvvigionamento di cibo e di acqua, il mantenimento dell’ordine pubblico e l’addestramento della nuova polizia locale.

Nassiriya, a 13 anni dalla strage

Erano passate da poco le 8,30 del mattino in Italia quando un camion cisterna carico di esplosivo guidato da due terroristi suicidi esplose davanti la nostra base dei carabinieri a Nassiriya. La deflagrazione fece a sua volta esplodere la santabarbara della struttura. Il carabiniere di guardia alla base Maestrale riuscì a sparare uccidendo due terroristi che erano davanti al cancello, evitando probabilmente un bilancio ancora più pesante

Orgoglio nazionale e commozione

L’eco della strage fu enorme e generò in Italia un’ondata di commozione e orgoglio nazionale di un popolo che forse per la prima volta nel dopoguerra si strinse superando barriere ideologiche, politiche, sociali. Di fronte a quelle 19 bare e allo strazio dei familiari quasi  nessuno si azzardò a rispolverare il refrain del pacifismo e la retorica arcobaleno, sempre in agguato dietro le operazioni militari. I funerali dei caduti di Nassiriya furono un momento di straordinaria partecipazione popolare: migliaia di donne, uomini, studenti, anziani si dettero appuntamento a viale Ostiense, a Roma, per accompagnare i feretri dei soldati fino alla basilica di San Paolo. A 13 anni dall’attentato la memoria nazionale non dimentica le immagini struggenti dei giorni successivi alla strage, testimoniate dall’istantanea della scalinata dell‘Altare della Patria a Roma inondata di fiori e méta di un pellegrinaggio silenzioso e interrotto. Nell’anniversario dell’attentato in Iraq sono tante, da Nord a Sud, le cerimonie di commemorazione ai caduti italiani.

Il figlio di Intravaia: mio padre conosceva i rischi

Nella giornata del ricordo di  tutti i “Caduti militari e civili nelle missioni internazionali di pace”, istitituita dal Parlamento con voto unanime nel 2009, il figlio di Domenico Intravaia, vicebrigadiere dei Carabinieri ucciso nella strage, ricorda il sacrificio del papà. «Mio padre ha servito il Paese fino all’ultimo giorno, pur sapendo dei gravi rischi per la sua vita consapevole che da un momento all’altro sarebbe potuto morire. Lo ha fatto senza nessuna paura, lo ha fatto con amore rimanendo fedele al giuramento prestato alla Repubblica. Lo ha fatto con orgoglio – dice Marco  Intravaia – quello stesso orgoglio con il quale aveva deciso di arruolarsi e indossare una divisa, con lo stesso orgoglio con il quale ha difeso la nostra Nazione dalla piaga del terrorismo. Ed è con lo stesso orgoglio che noi, oggi e negli anni a venire, dobbiamo ricordare lui e i suoi colleghi caduti».