Scontri del 1 Maggio, il pm: «Maschera antigas è delitto di devastazione»

Indossare la maschera antigas “in caso di contestuale consumazione di gravi e diffuse violenze a persone e cose, significa concorrere almeno psicologicamente, nella consumazione del più grave delitto di devastazione”. Lo scrive il pm di Milano Piero Basilone nel ricorso con cui chiede ai giudici di secondo grado di cancellare l’assoluzione per il reato di devastazione di tre anarchici che parteciparono alla manifestazione No Expo del primo maggio 2015, giorno dell’apertura dell’Esposizione Universale, che mise a ferro e fuoco Milano. Il processo con rito abbreviato, lo scorso giugno aveva portato a tre condanne a pene comprese tra 1 anno e 8 mesi e 3 anni e 8 mesi per resistenza a pubblico ufficiale e travisamento e altri reati e solo una anche per l’accusa principale di devastazione, ipotesi caduta invece negli altri due casi. Un quarto imputato era stato assolto da tutte le contestazioni. Ora la Procura ha chiesto ai giudici d’appello di riconoscere la devastazione e, tra gli argomenti che porta a sostegno della sua istanza, c’è anche la responsabilità nel concorso morale di questo reato per chi indossa la maschera antigas in un contesto di guerriglia urbana.

“Portare una maschera antigas – ha osservato il pm Basilone – significa mettere in conto di partecipare agli scontri con le forze dell’ordine anziché ottemperare all’ordine di scioglimento e allontanamento (..) dati dalle autorità di pubblica sicurezza”. Come si legge nel’atto di appello “non è lecito contrapporsi alle forze dell’ordine; non è lecito non ottemperare ad un ordine di scioglimento o arretramento. E ricorrere all’uso della maschera per non arretrare e non arretrare, in un momento di conflitto di piazza con le forze dell’ordine, integra almeno il reato di resistenza a pubblico ufficiale”. Anche “il lancio di oggetti e la creazione di barricate al centro della strade (con fioriere e bidoni della spazzatura) rappresentano non soltanto l’esecuzione materiale dei reati di resistenza a pubblico ufficiale, ma anche al delitto di devastazione, in quanto ogni imputato, con la propria condotta violenta, ha suggestionato la volontà altrui”.