Gli “All Blacks” all’Olimpico: l’Italia si confronta con i maestri del rugby

Italia “All Blacks” all’Olimpico. Il grande rugby a Roma. Arrivano i Maestri, gli “All Blacks” campioni del mondo che però sabato scorso contro l’Irlanda hanno interrotto una striscia vincente di 18 partite, e un dominio che nel rugby non ha eguali. Cosicchè in un Olimpico la cui capienza e’ stata ridotta a 63mila posti l’Italia avrà la sua montagna da scalare, nella consapevolezza che con il nuovo ct Conor O’Shea, ex nocchiero degli Harlequins londinesi, il vento sta cambiando. La sconfitta appare inevitabile. Pur con il XV stravolto nel nome del turn over dal ct Steve Hansen, con 12 titolari (e tutte le stelle nere piu’ brillanti, come Barrett, Coles, Savea e Retallick, a riposo), la Nuova Zelanda rimane comunque l’avversario piu’ difficile, ma anche piu’ affascinante, da affrontare, grazie a un serbatoio umano e di campioni senza pari. Chiunque va in campo, ha come ‘missione’ di dimostrare d’essere degno d’indossare quella maglia nera’, e gioca sempre al 110%, nel nome di uno sport che in patria e’ religione. Ecco perche’ appare praticamente impossibile batterli, anche se una settimana fa ci sono riusciti gli irlandesi, con una delle migliori loro partite di sempre. L’Italia dovra’ invece attendere chissa’ ancora quanto, anche se il ct O’Shea dice che “per me e’ molto piu’ facile affrontare gli “All Blacks” che parlare in italiano”. “Se dicessi che domani li batteremo – aggiunge -, o che vinceremo il prossimo 6 Nazioni, sarebbe ‘rubbish’, spazzatura, ßma il mio obiettivo e’ costruire nel tempo, e con pazienza, la migliore Italia del rugby di sempre. Troppe persone dicono che il sistema del rugby italiano e’ sbagliato, ma non e’ vero. Ci vorra’ del tempo, ma lo dimostreremo”. Che l’aria sia cambiata lo assicura anche il capitano Sergio Parisse, domani al record di 120 presenze in nazionale. “Ho 33 anni – dice – e di allenatori in nazionale ne ho visti passare tanti, e vi dico che con O’Shea c’e’ un’atmosfera diversa, noi giocatori siamo piu’ coinvolti e per questo match ci siamo preparati al meglio. Con gli “All Blacks” dovremo essere aggressivi, fare la guerra sui punti d’incontro e cercare di non farli giocare in velocita’. Ci snobbano perche’ hanno cambiato 12 titolari? i neozelandesi sono umili e rispettano ogni rivale. E poi nel loro gruppo c’e’ talmente tanta qualita’ che chiunque giochi sara’ ßcomunque super competitivo e dara’ il massimo. Avremo un compito molto difficile”. L’Italia dell’ovale cerchera’ con una buona prova di andare contro anche “gli invidiosi – dice Parisse -, quelli che pur essendo italiani ci gufano e godono quando l’Italia del rugby perde. Le cifre sono chiare, ma le statistiche non mi piacciono e preferisco concentrami sugli “All Blacks”. Tutti sognano di affrontarli, Parisse esordi’ in nazionale proprio contro di loro nel 2002 ad Hamilton e ” fu l’emozione piu’ forte della mia carriera”. Domani verra’ scritta un’altra pagina ,e il pubblico romano vibrera’ di nuovo con la Haka.