Uccide la madre con 20 coltellate e le lascia sul corpo un biglietto: «La odio»

Ha inferto quei colpi con rabbia. Ha infierito su quel corpo con 20 coltellate sferrate ovunque: al torace, al petto e anche alla gola. e alla fine è lui stesso a denunciare il proprio crimine e a confermarne il movente: l’odio per la vittima. Una storia da tragedia greca, quella registrata dalla cronaca a Bologna nelle ultime ore, in cui Mauro Di Martino, un figlio sicuramente difficile, ha ucciso la madre (Patrizia Gallo) in modo efferato e poi, con altrettanta spietatezza, ha confessato il delitto e rivendicato il movente che l’ha motivato.

Uccide la madre e lascia un biglietto: «La odio»

Non solo: sullo stesso pezzo di carta su cui ha confessato, nero su bianco, il movente del delitto da lui appena commesso, Di Martino, oltre ad esprimere il proprio odio per la madre, ha annunciato che si toglierà la vita in carcere. E di rivelazioni e confessioni, l’uomo, ne ha fatte diverse nelle ultime ore: dopo aver commesso il delitto, infatti, si è auto-denunciato alla polizia con una telefonata; quindi ha dichiarato il suo odio per la vittima, indicandolo come movente del delitto, al quale, ha annunciato infine il reo confesso ai poliziotti, seguirà il suo imminente suicidio. E la cosa incredibile è che mentre la situazione di astio e di conflittualità tra vittima e carnefice si trascinava da molto, tutto è precipitato in poche ore: un breve lasso di tempo è trascorso, infatti, da quando si è consumato il dramma a quando è stato ritrovato il corpo di Patrizia Gallo, riversa su una sedia nella sala da pranzo dell’appartamento in via Caduti e dispersi in guerra a Bologna, dove la vittima viveva con il figlio.

Una convivenza difficile interrotta solo dagli arresti

Una convivenza a dir poco difficile: nel corso dell’interrogatorio è emerso che l’arrestato – che peraltro in passato avrebbe già tentato il suicidio – aveva un rapporto conflittuale con la donna, che non lo voleva più in casa. I litigi continui tra i due derivavano anche dal fatto che la madre non sopportava che il figlio assumesse droga e riteneva avesse bisogno di essere seguito dal punto di vista psichico. Una sorta di pressione che avrebbe provocato in lui un accumulo di risentimento, culminato poi nel gesto di ieri sera. Cronaca di una morte annunciata, insomma, e confessata dall’omicida nell’interrogatorio che si è svolto durante la notte negli uffici della squadra mobile alla presenza del dirigente Luca Armeni e del Pm Michela Guidi. L’uomo, arrestato per omicidio aggravato, era uscito dal carcere circa otto mesi fa, dove si trovava da cinque anni, e in cui aveva scontato un cumulo di pena. Prima del fermo di 24 ore per omicidio, Di Martino aveva infatti al suo attivo precedenti per reati contro il patrimonio.