Gran Bretagna, è sempre più Brexit: «Porte chiuse a chi ci ruba il lavoro»

Riduzione degli ingressi, controlli severi sui permessi di studio e di lavoro, carcere per chi assume stranieri illegali o affitta loro abitazioni, porte chiuse in futuro a coloro che fossero chiamati a svolgere attività sottratte a potenziali lavoratori britannici. Restano alti i toni post Brexit della retorica sull’immigrazione alla Conferenza annuale di Birmingham del Partito Conservatore, sul cui palco si è esibita con questi argomenti il nuovo ministro dell’Interno del regno, Amber Rudd. Voce considerata moderata ed europeista per gli standard Tory, Rudd ha tuttavia mostrato oggi il pugno di ferro. Ha ribadito l’obiettivo di portare sotto quota 100.000 il numero d’ingressi annui nell’isola (definendo sostenibile una immigrazione nell’ordine «delle decine, non delle centinaia di migliaia di persone»). Poi, rivolgendosi al business, ha sottolineato che vi saranno ispezioni per verificare che le «persone che vengono qui dall’estero vadano a occupare dei vuoti sul mercato del lavoro e non a coprire posti che potrebbero essere riempiti da cittadini britannici». Quindi, ha annunciato che a partire da dicembre «i proprietari che affitteranno consapevolmente case a stranieri privi del diritto di stare qui commetteranno reato penale e andranno in prigione». Non solo: saranno introdotti controlli a campione più capillari anche sulle licenze per i taxi, sui servizi bancari eventualmente utilizzati da migranti illegali e sugli studenti ospiti.

Dopo la Brexit arriva la riforma sanitaria

Da parte sua, il ministro della Sanità britannico, Jeremy Hunt, dopo la Brexit, dice basta alla “dipendenza” degli ospedali pubblici del regno dal contributo dei medici stranieri, “assoldati” soprattutto da altri Paesi europei. E promette una nuova infornata di giovani professionisti locali nel malandato sistema sanitario nazionale di Inghilterra e Galles (Nhs). La tribuna degli annunci è ancora una volta quella della Conferenza annuale del Partito Conservatore. Anche se Hunt, uno dei protagonisti di giornata, ha fatto già filtrare il suo programma sui giornali di oggi. Il ministro intende rimpiazzare almeno in parte i camici bianchi d’oltremanica (attualmente vitali per coprire le diffuse carenze di organico dell’Nhs) attraverso un innalzamento del numero dei posti di tirocinanti messi a disposizione dei neolaureati locali dalle strutture sanitarie pubbliche (dai 6000 a 7500 all’anno). Evoca inoltre un periodo minimo di quattro anni d’impegno all’interno dell’Nhs – salvo pesanti penali – per tutti coloro che beneficeranno del tirocinio. «Vogliamo che l’Nhs sia in grado di reclutare più dottori da questo Paese, vogliamo vedere dottori britannici» nel nostro sistema sanitario, gli ha fatto eco Theresa May alla Bbc. Infine, Theresa May, a margine del congresso Tory di Birmingham, annuncia una legge per rendere immuni i militari di Sua Maestà dal rispetto di alcune parti della Convenzione europea per i diritti dell’uomo. L’iniziativa viene anticipata e salutata come un successo oggi dalla stampa di destra (Daily Telegraph, Mail, Times) dopo una campagna mediatica martellante contro le «denunce vessatorie» nei confronti di taluni reduci dell’invasione dell’Iraq e dell’Afghanistan nell’ambito di inchieste su sospetti di crimini di guerra avviate negli anni nello stesso Regno Unito. Per il ministro della Difesa, Michael Fallon, si tratta di proteggere i soldati da abusi giudiziari e denunce temerarie. Anche questo è Brexit.