Trattato Ue-Canada, la Vallonia guida la rivolta dei popoli europei

23 Ott 2016 13:01 - di Giovanni Trotta

Gli eurocrati, sostenuti dal nostrano Pd, sostengono che la Vallonia, la regione del Belgio francofona, col suo voto tenga in ostaggio l’Europa. E’ quello che ad esempio afferma oggi in una nota il capogruppo dei socialdemocratici, all’Assemblea di Strasburgo. Europa “ostaggio”? Non è affatto così: il Parlamento vallone ha detto un “no” forte e chiaro al trattato di libero scambio Ue-Canada (Ceta), argomentando le sue decisioni con ragioni più che plausibili e sensate. Il gruppo socialdemocratico in Europa, di cui fa parte il Pd, sostiene, contro ogni rispetto delle minoranze, che non è possibile che una comunità piccola blocchi un accordo così grande. Ma è il concetto di democrazia che pare essere ignoto a questa arroganza europeista. E i valloni replicano per le rime: “È vero, noi siamo piccoli. Ma altri sette Stati dell’Unione Europea sono più piccoli di noi. E parliamoci chiaro, qui non sono la taglia, le dimensioni, che contano, ma la forza e il valore della sovranità parlamentare, cioè di qualsiasi Parlamento in qualsiasi Paese. È meglio che ogni Parlamento esamini e discuta un trattato economico internazionale prima, piuttosto che dopo la sua entrata in vigore”. A dirlo il presidente della Vallonia Paul Magnette in un’intervista al Corriere della Sera. “Il dialogo fra il Canada e la Vallonia è sempre stato molto costruttivo. A ogni passo io ho naturalmente dovuto rendere conto delle trattative al mio Parlamento, e poi tornare al tavolo del negoziato. Alla fine a noi valloni sono rimasti solo 15 giorni per trattare veramente, e non è stato possibile concludere”, dichiara Magnette. Sul tempo che sarebbe necessario, “non posso dirlo con precisione, ma non certo tre giorni e basta”.

Manifestazioni in Olanda a sostegno della Vallonia

Intanto poche ore fa alcune migliaia di persone si sono radunate nella Museeumplein, la spianata dei Musei al centro di Amsterdam, in Olanda, per una manifestazione di sostegno alla Vallonia. Ottomila tra “agricoltori, imprenditori, membri dei sindacati, giovani, consumatori, scienziati, giuristi e militanti ecologisti di tutto il Paese”, secondo la coalizione TtipAlarm che ha organizzato la dimostrazione e che raggruppa la centrale sindacale Fnv, Greenpeace, il centro di ricerche Transnational Insitute e l’associazione di difesa dei consumatori olandese Consumentenbond. “I Valloni hanno condotto un buon dibattito di fondo, come abbiamo fatto noi, e hanno deciso che questo accordo non è ancora abbastanza buono. Siamo riconoscenti ai Valloni. Grazie alla loro battaglia, anche in Olanda possiamo ancora continuare a chiedere un commercio davvero onesto e durevole” ha dichiarato in una nota Jurjen van den Bergh, coordinatore di TtipAlarm. Dopo i discorsi in piazza, un corteo ha sfilato in città mostrando slogan come “Il nostro mondo non è in vendita”, “il nostro futuro non è essere una merce” e “fermate i cattivi accordi commerciali“. Intanto in Belgio, il partito liberale Mv del premier federale belga Charles Michel, ha proposto di far dirimere al Senato la questione costituzionale che permette al solo parlamento vallone (che rappresenta una regione di 3,5 milioni di abitanti) di bloccare un accordo approvato da tutti i governi degli altri 27 e che potrebbe quindi entrare in vigore per gli altri circa 500 milioni di europei. Secondo alcuni costituzionalisti citati dall’agenzia Belga, la questione non rientrerebbe però tra le competenze del Senato, ridotte con la quarta riforma (attualmente è in vigore la sesta) della complessa costruzione statuale belga.

 

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