Anziani costretti a diminuire i pasti e a nutrirsi male per la crisi: una ricerca

Un dato inquietante e triste accompagna i dati sulla crisi economica che ha inciso profondamente sul peggioramento della vita delle persone- anxzaini soprattutto-  nonostante i trionfalismi, le promesse e le mance del premier Renzi in vista del referendum. La crisi morde e pesa sul paniere della spesa degli anziani, con il calo di alcuni alimenti e la crescita di altri, non sempre consigliabili ma a buon mercato. Il 17,7% degli anziani ha patito una diminuzione in quantità e qualità dei pasti giornalieri a causa della crisi che ha inciso di più tra gli over 75.

Anziani, pasti diminuiti in quantità e qualità

Le donne – tra cui è presente una quota maggiore di vedove – per il 20% hanno diminuito pasti e consumi, contro il 15,55 degli uomini. Sono alcuni dati della ricerca sull’alimentazione delle persone anziane promosse da Auser, Spi Cgil e Fondazione Di Vittorio, presentata a Firenze nell’ambito dell’ottava edizione della “Città che apprende”. Secondo quanto emerso dai 7.241 questionari analizzati (11 mila quelli inviati, con un’età media tra 69 e 70 anni), la crisi ha pesato di più fra le persone meno istruite, tra chi ha le pensioni più basse e tra chi risiede al Sud e nelle Isole. Tre quarti degli intervistati consumano tre pasti regolari al giorno, pochi coloro che ne consumano 4 (8,9%, di preferenza i tre pasti principali e una merenda pomeridiana), e solamente il 3,9% ne consuma 5 in 24 ore e il 7,7% consuma meno di 3 pasti. Il 13,4% degli anziani con reddito fra i 500 e gli 800 euro consuma meno di tre pasti e ancora di più le persone che li hanno diminuiti per la crisi (ben il 17,8% consuma meno di 3 pasti al giorno).

Corsa ai discount, fuga dai supermarket

Secondo la ricerca chi ha patito la crisi fa la spesa soprattutto nei discount (38,7% contro 20,9% di chi non ne ha subito i contraccolpi), ritorna nei mercati rionali (31,7% contro 22,6%), abbandona i supermercati (49,8%, contro 82,8% del totale), ma ricorre in maniera analoga ai negozi di quartiere (22,3% contro 25,4%). Inoltre, sebbene non cambi la frequenza con cui si fa la spesa settimanalmente, per coloro che hanno diminuito i pasti è più frequente l’esclusività con un singolo luogo della spesa (56,5% contro 46,9%).