Volete la moschea? In Liguria ora possono decidere i cittadini

Liguria docet, o almeno ce lo auguriamo. Da oggi, infatti, i comuni della Regione governata dal presidente azzurro Giovanni Toti potranno «indire un referendum per conoscere l’orientamento della popolazione interessata dall’insediamento di nuovi centri culturali di matrice religiosa, centri che dovranno rispettare le caratteristiche generali del paesaggio ligure». Dopo un duro scontro tra maggioranza di centrodestra e opposizione di centrosinistra sul tema dell’insediamento di nuovi centri religiosi, e l’eventuale costruzione di nuove moschee o di altri edifici di culto, il consiglio regionale ha optato per il referendum: e ora, in base al voto espresso nelle aule consiliari, la parola passa ai cittadini.

Liguria, sugli edifici di culto deciderano i cittadini

Uno a zero e palla al centro, o meglio, nelle mani dei cittadini liguri, i primi soggetti interessati, e dunque opportunamente chiamati alla consultazione referendiaria su un tema così delicato e caldo come la costruzione dei nuovi edifici di culto. Da oggi, dunque, grazie alla deliberazione sancita dal voto del Consiglio regionale delle Liguria, approvando con 16 sì della maggioranza di centrodestra e 15 no delle opposizioni la modifica della legge di disciplina urbanistica dei servizi religiosi, i Comuni della bella Liguria vestiranno il ruolo di arbitro della sfida, riservando alla risposta referendaria dei cittadini il ruolo di pedine decisive e il compito di esercitare un’attiva parte in causa. Agli abitanti della Liguria, dunque, il compito di rispondere al referendum da indire «per conoscere l’orientamento della popolazione interessata dall’insediamento di nuovi centri culturali di matrice religiosa, centri che dovranno rispettare le caratteristiche generali del paesaggio ligure».

La proposta polemicamente definita “anti-moschee”

La proposta della Lega Nord, polemicamente definita “anti-moschee” dall’opposizione, introduce per la prima volta i referendum comunali sugli edifici di culto e pone il vincolo del rispetto delle distanze minime tra edifici di diverse confessioni religiose, limite definito ogni anno con delibera dalla giunta regionale. La legge impone «congruità architettonica e dimensionale dei nuovi edifici di culto con le caratteristiche del paesaggio ligure», e invita a sentire il parere non vincolante di comitati dei cittadini, forze dell’ordine, questura e prefettura. Tutti soggetti notoriamente coinvolti che, da adesso in poi, dismesse le divise che ruolo e professione impongono, potranno comunque esprimersi anche in veste di semplici cittadini, e non saranno costretti ad accettare decisioni piovute dall’alto, ma avranno finalmente voce in capitolo. Un capitolo amministrativamente – e polticamente – nuovo.