L’urlo di Sgarbi: «In 50 anni hanno distrutto il patrimonio artistico italiano»

«Una mattina si alza un professore di buon senso e dice “mettiamo il fotovoltaico e le pale eoliche”. Oggi il Molise è completamente coperto di pale eoliche. Andando verso sud, quando arrivate a Foggia c’è una quantità di pale eoliche paurose che ha fatto mettere il nostro Vendola  l’ex governatore della Puglia, ndr). Lui aveva questo sogno di uccelli volanti. Il risultato è che abbiamo un paesaggio cancellato per sempre. Avete visto qualcuno che abbia reagito? Niente». Lo ha detto Vittorio Sgarbi intervenendo ieri sera, al Castello di Fumone (Frosinone), alla presentazione del suo libro, scritto a quattro mani con il costituzionalista Michele Ainis, “La Costituzione e la bellezza”, su iniziativa dell’associazione culturale castello di Fumone presieduta da Fabio de Paolis. «In cinquant’anni – ha aggiunto sgarbi – abbiamo dissolto metà del nostro patrimonio artistico. Oggi la nostra periferia è indegna di qualunque epoca di umanità fino al Fascismo, che è l’ultimo momento in cui l’Italia ha dato la testimonianza, forse un po’ troppo monumentale ma riconoscibile. I costruttori, i corrotti, i ladri e i mafiosi hanno devastato l’Italia per costruire edifici di cemento. A Ruvo di Puglia, ad esempio, per arrivare al centro storico, che è bellissimo, girate venti minuti di orripilanti costruzioni di condomini fatti non si capisce per chi. Ecco, urge che la bellezza sia difesa».

Il libro di Sgarbi sulla Costituzione

Michele Ainis e Vittorio Sgarbi, in sedici capitoli, uno per ciascuno dei dodici princìpi fondamentali e dei quattro titoli in cui s’articola la prima parte della Carta, parlano degli aspetti estetici e istituzionali della Carta. Il punto di vista del giurista Ainis si accompagna a una lettura illustrata da Sgarbi attraverso le opere d’arte evocate dal testo costituzionale, un dialogo che rivela la bellezza di un documento a cui lavorarono filosofi, studiosi e intellettuali come Croce, Marchesi e Calamandrei, interpreti moderni delle istanze risorgimentali di Mazzini e Cavour, e indietro fino a Beccaria.