Ecco spiegata l’evoluzione “clinica” del comportamento di Renzi

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Come noto da tempo teniamo d’occhio il comportamento psichico, dal punto di vista clinico, del nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Anche perchè tali osservazioni incidono pesantemente nella politica italiana. E’ assodato che la prima fase, quella che berlusconianamente sarebbe stata definita la sua discesa in campo (nazionale) dopo le esperienze locali di Presidente della Provincia e poi Sindaco di Firenze, è stata improntata alla spavalderia, l’onnipotenza e l’affermazione quasi arrogante delle sue tesi, aldilà del contenuto e della realistica sostenibilità . Certamente oltre due anni di Governo hanno logorato quell’immagine, seppur lui fa difficoltà ad accettarlo. Vale la pena osservare i mutamenti: 1) Contenuti del pensiero: all’inizio del mandato erano affermazioni apodittiche, inconfutabili. Era così e basta. Oggi emergono gli elementi di perplessità, succesivi alla sbornia onnipotente. Prima: “Se perdo il referendum costituzionale me ne vado via, la nuova legge elettorale è la migliore del mondo ! ” Oggi: “se perdo il referendum forse rimango, la legge elettorale, il Parlamento è libero di cambiarla.”

Cosa c’è dietro il cambio di passo di Renzi

Il cambio di passo è evidente, ma soprattutto la condizione psichica che c’è dietro di perdita di inossidabile certezza. 2) Fluidità dell’eloquio: prima discorsi rapidi, sintetici, con affermazioni forti. Ora ragionamenti logorroici e confusivi,  pieni di subordinate, ricchi di un dettagliamento eccessivo sui fatti, che fanno perdere di vista le conclusioni finali. Quasi un voler sfuggire al cuore del problema e alle previsioni, che prima apparivano invece circostanziate ed ineluttabili. 3) Mimica: è cambiata l’espressione del volto, da quella presuntuosa di sufficienza di chi ha in mano la matassa e sa strecciarla, alla mimica di sorpresa, paura e disgusto, talvolta quasi ebetoide (“l’ebetino” di grilliana memoria) per le critiche anche minimali. L’insofferenza verso qualsiasi contestazione è talmente forte che tra le sue priorità c’e’ quella di assumere il controllo dei mezzi di informazione, affinchè tutto sia filtrato e tacitato secondo le sue esigenze, a cominciare dai telegiornali Rai fino alle redazioni dei quotidiani di opinione. 4) Le decisioni piene di certezze incerte: ora ogni scelta viene prima annunciata, poi modificata, rivista e stravolta e alla fine molto frequentemente è l’inverso di quello che era stato  anticipato. Di fatto si è persa la barra del timone e tutto è diventato contorsionismo di Governo, ma sempre presentato come gestione esemplare. 5) I collaboratori: in genere durano poco. Vengono chiamati, strombazzati, portati sugli altari e poi mandati altrove o addirittura revocati come la famosa Capo di Gabinetto di Palazzo Chigi, ex capo dei Vigili Urbani di Firenze, Antonietta Manzione. Ma ormai i casi non si contano. Sono più le decapitazioni a tutti i livelli per nominare i fidati, tanto che ormai Renzi possiede quasi la totalità della nomenclatura, ma questa alla fine non gestisce le competenze, anche perchè la misura è solo la fedeltà al capo e non lo spessore delle persone. Esemplare è il tentativo di nomina del “compagno di merende” Marco Carrai (e per chi viene da vicino Scandicci è preoccupante) al vertice dei Servizi Segreti stoppata dal Presidente Mattarella e dai Servizi Segreti alleati della CIA e l’uscita di scena dell’ottimo Segretario Generale del Ministero degli Esteri Michele Valensise, conseguente alle tensioni e alla nomina del non-Ambasciatore di carriera Carlo Calenda; per la prima volta un incarico di grande rappresentanza istituzionale, quale la sede diplomatica italiana presso l’Unione Europea, ad un “laico”, rapidamente sostituito da un diplomatico di carriera per evidente inadeguatezza.

La “prognosi”

6) Cambio di immagine: prima fase, moglie profilo basso e quasi assente tranne in occasioni istituzionali. Forse su suggerimento del suo Staff, che percepisce che Renzi,  ormai ovunque si presenti, suscita emozioni sgradevoli, ai funerali di Stato delle vittime del terremoto, c’è il cambio: in primo piano viene fatta comparire la moglie Agnese, che invece suscita, proprio per il suo atteggiamento semplice e dimesso, sentimenti di simpatia e di consenso. In quel caso Renzi rilascia solo dichiarazioni  scontate e universalmente condivisibili soprattutto in una circostanza come quella. 7) La banalità del suo pensiero: le affermazioni sono vuote di sostanza concreta. “Fare le cose bene”, “arrivare fino in fondo”, “ascolteremo i cittadini”. Poi progetti perfetti “realizzeremo Casa Italia”, “mettiamo in sicurezza l’Italia dai terremoti”. Quando tutti sanno che l’Italia ha un patrimonio urbanistico-storico-monumentale talmente immenso che l’intervento sarebbe di centinaia di migliaia di euro; al contrario occorrono delle scelte molto parziali su una materia impossibile da prevedere quale le scosse sismiche. 8) Sta straripando l’ossessione sul suo controllo su tutto, addirittura sui suoi  nominati, sintomo però della perdita di onnipotenza (che si stia accorgendo che non è il centro dell’universo ? ). Eni, Finmeccanica, Rai, Ferrovie, Banche, Poste, Cassa Depositi e Prestiti, Protezione Civile, sedi diplomatiche, burocrazie ministeriali, lui deve stare dappertutto perchè la “macchina” deve girare  “nel verso giusto” ad ogni suo desiderio.

Prognosi: innanzitutto lui resisterà oltre ogni ragionevole avversità, dando interpretazioni di comodo, rassicuranti soprattutto per se stesso, ad ogni evento ostile. La colpa sarà sempre del nemico esterno, degli altri, magari dei suoi collaboratori che a quel punto verranno dannati, mai un’analisi introspettiva su se stesso, su errate valutazioni proprie. Quando cadrà, e cadrà, osserveremo tutti gli effetti di una depressione narcisista. Lui è stato perfetto, sono state le circostanze e i perfidi avversari, sia del PD che  dell’opposizione, nonchè una congiura internazionale ad aver distrutto un disegno meraviglioso uscito dal suo genio. A quel punto occorrerà assistenza e supporto clinico.