Anche Donald Trump finisce nel mirino della Boldrini. Buon per lui

FacebookPrintCondividi

Il ciclone Trump non impazza solo in America. L’irresistibile ascesa del tycoon newyorchese tiene desta l’attenzione anche in Europa, soprattutto in Italia, dove essa viene decifrata – ovviamente – con le logore armi della demonizzazione aprioristica tipica della sinistra in salsa politically correct. Non fa eccezione neppure Romano Prodi, solitamente non banale nelle sue analisi di politica internazionale. L’ex-premier ne ha parlato nel corso di una lectio magistralis dal titolo “L’Europa tra realtà e speranze” tenuta all’Istituto agrario di San Michele all’Adige, in Trentino: «Donald Trump – ha spiegato Prodi – appare come un leader europeo, ha gli stessi problemi di chi nel nostro continente si batte contro l’immigrazione, facendo ricorso alla paura». Con questa sbrigativa premessa, scontata la conclusione del suo ragionamento: «Se oggi votassero solo i bianchi, vincerebbe Trump».

Prodi: «Se negli Usa votassero solo i bianchi, vincerebbe Trump»

Più o meno sulla lunghezza d’onda dell’ex-presidente della Commissione Ue, Nostra Signora di Montecitorio, Laura Boldrini, sempre in prima linea quando si tratta di distrubuire patenti di democrazia a questo o a quel leader straniero: oggi Donald Trump, ieri Nobert Hofer. Ancora ne ricordiamo le allarmate parole con cui allertò l’universo mondo contro il leader nazionalista austriaco, da lei dipinto come una reincarnazione di Hitler. Hofer era sul punto di vincere il ballottaggio per le presidenziali. Non vi riuscì solo perché fu imbrogliato nello scrutinio del voto per posta, grazie al quale prevalse il suo avversario Van der Beller. Vittoria poi invalidata dalla Corte Costituzionale di Vienna. Giusto per dire chi attenta alla democrazia.

«Il tycoon non è un leader che aiuta la coesione»

Il peso politico di Trump è infinitamente superiore a quello di Hofer, e così quello degli Usa rispetto all’Austria. Ma neppure questa scontata constatazione consiglia alla Boldrini di tenere la lingua a freno. «L’Italia chiaramente terrà rapporti con chiunque vincerà e non sta a noi indirizzare il voto – ha infatto dichiarato con la presidente della Camera – . Certamente le politiche di Donald Trump sono divisive. E’ bene sapere che in caso di vittoria ci troveremo un presidente che non aiuterà la coesione. Anche in Europa abbiamo leader così». E meno male.