Al via “Pordenonelegge”, alternativa multiculturale al “duello” Torino-Milano

Sarà un caso ma in Italia si legge sempre meno e si litiga sempre di più, non solo sulle Olimpiadi ma anche sui libri, contesi ormai più sulle scrivanie politiche delle amministrazioni locali che sulle mensole dei negozi, purtroppo. Torino e Milano in queste settimane litigano in tutte le sedi, invece di collaborare, su chi avrà, nel 2017, il crisma di capitale dell’editoria, su chi realizzerà il salone più bello e nella data più fastidiosa per i concorrenti, con sindaci e partiti a fare muro nel duello più noioso e scontato di un volume di Fabio Volo.
E’ la cultura italiana, bellezza. Era già accaduto per il Festival del Cinema di Venezia, qualche anno fa, quando – nonostante la crisi del settore della celluloide – Valter Veltroni aveva provato (senza successo) a trasferire vip, pellicole e tappeti rossi nella città di cui era sindaco, ponendosi in competizione con la manifestazione lagunare a colpi di amicizie personali e trasferimenti pubblici. Oggi Milano intende riproporre in versione riveduta e corretta lo storico “salone” del capoluogo piemontese, contando sullo strappo con Torino, e il conseguente sostegno, degli editori dell’Aie: un intreccio di liti e di date su cui in questi giorni i ministri Dario Franceschini e Stefania Giannini stanno tentando una mediazione, ma la strada sembra decisamente in salita.
Ma c’è anche chi, in Italia, da anni si è ritagliata una finestra di qualità e la difende con i denti dalla crisi e dalla concorrenza dei tanti festival e premi letterari, spesso di modesto livello, che fioriscono a macchia di leopardo in tutta Italia. “Pordeonenlegge”, dal 2000, propone la propria festa del libro con un programma articolato che spazia dalla presentazione degli inediti all’approfondimento del già letto, dal dibattito politico e letterario alla mostra, al concorso di poesie, di scrittura cinematografica, alla realizzazione di iniziative dedicate al mondo dell’infanzia e in particolare alla scuola. Un buon esempio di sinergia tra editoria, audiovisivo e didattica scolastica, coronato da una grande partecipazione di lettori, studenti e addetti ai lavori. E soprattutto degli autori, senza sfilze di scaffali per la vendita e abbuffate di copertine, tipiche dei saloni.

Dal 14 al 18 settembre le giornate di “Pordenonelegge”

Dal 14 1al 18 settembre a Pordenone la festa del libro propone numeri e ospiti da kemesse letteraria internazionale:  310 eventi, oltre 500 autori internazionali, 45 anteprime  in 40 location diverse. Idee e proposte, ovvero tutto ciò su cui si consumerà la sfida tra Milano e Torino per il “salone” conteso. Ma in Friuli, a quanto pare, procedono per la loro strada puntando sul mix di grandi e piccole case editrici, note o meno note, seguendo un filo conduttore che unisce la lettura all’incontro, abbinando titoli e discussioni, poesie e immagini, eventi teatrali e letterari antichi e o di strettissima attualità. Come accadrà per l’inaugurazione della rassegna che mercoledì vedrà come protagonista Simona Vinci, fresca vincitrice del Premio Campiello con “La prima verita’” (Einaudi), appuntamento condotto dal curatore di “Pordenonelegge” Alberto Garlini.
Tra i grandi nomi sono segnalati Peter Hoeg, l’autore di Il senso di Smilla per la neve, Geraldine Brooks, Irvine Welsh e Clara Sanchez. Tra gli italiani, Susanna Tamaro, Diego De Silva, Massimiliano Santarossa, Corrado Augias, Tullio Avoledo, Luciano Cecchinel, Vittorino Andreoli, il regista Gianni Amelio, i cantanti Francesco De Gregori ed Enrico Ruggeri, il grande Mogol. Ma ci sarà anche con una folta rappresentanza di autori di area di destra, come Pietrangelo Buttafuoco, Gennaro Sangiuliano, Nicola Porro. Tra gli ospiti anche Pierluigi Battista ed Edoardo Albinati, che di destra non sono, ma il primo discuterà del suo volume “Mio padre era fascista” mentre il vincitore dello “Strega” presenterà la “La scuola cattolica“, con cui ha affrontato il tema del conflitto politico e ideologico generazionale che a Roma vide contrapposte destra e sinistra (ma anche il mondo clericale) nel mondo scolastico durante gli anni Settanta, fino a devianze estreme e criminali su cui ancora oggi ci si interroga.