Nei campi nomadi a Roma con Ferrari e Porsche. I servizi a spese del Comune

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Una situazione insostenibile, quella dei campi nomadi, più volte denunciata dai residenti ai quali non è mai stato dato ascolto. Acqua, luce, gas e roulotte a spese del Comune per narcotrafficanti che avevano Porsche, Ferrari e case in centro. Come riporta il Messaggero, almeno per tutto il biennio 2013-2014. Dall’ultima inchiesta sulle baraccopoli di Roma, business ultramilionario documentato dai carabinieri della compagnia Eur e dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, arrivano nuovi retroscena: non solo mazzette per funzionari corrotti in cambio di appalti, ma anche qualche vuoto di troppo nelle maglie dei controlli. Almeno 7 rom su 10, secondo l’Arma, non avevano alcun diritto di essere accolti nei campi.

Nei campi nomadi con acqua, luce e gas gratuiti

«La mancanza delle necessarie verifiche – scrivono gli inquirenti – ha comportato inevitabilmente la presenza nei campi nomadi che, per anni e con oneri a carico dell’amministrazione comunale, hanno continuato a usufruire gratuitamente dei servizi quali l’utilizzo del modulo abitativo, acqua, luce e gas. Il 70-80% delle persone censite non aveva alcun titolo, in quanto clandestini, pregiudicati o soggetti con elevate potenzialità economiche».
Ricchi e pregiudicati – si legge ancora sul Messaggero – la lista nera redatta dai militari dell’Arma è un campionario di reati puniti severamente dal codice penale. Tra i casi più eclatanti quello di Jasmin Sedic, condannato a 15 anni e 8 mesi di reclusione per traffico internazionale di coca, che ha alloggiato in una baraccopoli di Roma a spese dell’erario. Nel 2009 il prefetto e il questore gli avevano negato il rinnovo del permesso di soggiorno, intimandogli di lasciare immediatamente l’Italia.
Hanno pesato sulle casse comunali – riporta sempre il Messaggero – anche i coniugi Idriz e Suada Cimiz, una coppia clandestina che aveva dei precedenti in materia di stupefacenti. Nove anni fa avevano venduto un terreno alla Elgad srl, incassando ben 280mila euro. Altri nomadi hanno riportato condanne per ricettazione, furti e rapine. Nel 2012 il bosniaco Dzevad Hamidovic si è visto revocare il permesso di soggiorno ma ha continuato ad abitare nel campo di Castel Romano.