Le accuse al figlio di Erdogan: ecco perché è sottoposto a indagine

Il figlio di Erdogan, Bilal, è sottoposto a indagine dalla Procura di Bologna per il reato di riciclaggio. L’iscrizione nel registro degli indagati era avvenuta in conseguenza dell’esposto presentato da Murat Hakan Huzan, imprenditore turco e oppositore politico di Erdogan, rifugiato in Francia. Nell’esposto si chiedeva di indagare su eventuali somme di denaro portate in Italia da Bilal, in ordine, appunto, al reato di riciclaggio.

Il figlio di Erdogan e la «somma di denaro»

Il figlio di Erdogan era arrivato a Bologna a inizio dello scorso autunno, per frequentare un dottorato alla Johns Hopkins University. A marzo, però, ha lasciato il capoluogo emiliano per motivi di sicurezza. Proprio la presenza a Bologna con moglie e figli di Bilal Erdogan, 35 anni, aveva creato polemiche politiche in patria: secondo alcune fonti antigovernative, sarebbe volato in Italia a fine settembre «con una grossa somma di denaro» nell’ambito di un presunto «progetto di fuga». Accuse citate nell’esposto dell’imprenditore, depositato attraverso l’avvocato Massimiliano Annetta del foro di Firenze. Huzan si ritiene vittima con la propria famiglia di un accanimento politico e giudiziario da parte del primo ministro turco. In seguito, come conseguenza della denuncia e con lo scopo di poterla in qualche modo vagliare, c’è stata l’iscrizione come indagato da parte della Procura. E proprio una decina di giorni fa, il 20 luglio, il Gip ha stabilito che la Procura di Bologna potrà continuare ad indagare su Bilal Erdogan. Il gip ha infatti concesso ai Pm la proroga, al termine di un’udienza fissata dopo che il difensore, l’avvocato bolognese Giovanni Trombini, si era opposto al proseguimento delle indagini. I pm che seguono l’inchiesta, Antonella Scandellari e Manuela Cavallo, scaduto il termine di sei mesi dall’iscrizione, avevano chiesto la proroga per attendere ulteriori esiti investigativi, non escludendo rogatorie estere. A quanto si era appreso, nei confronti di Erdogan è stato fatto uno screening su conti correnti bancari e l’analisi dei tabulati telefonici nel periodo a Bologna, da cui non sarebbero emersi elementi particolari.