Turchia, torna lo spettro della pena di morte. Ma Erdogan “perdona” i nemici

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In Turchia, mentre la macchina repressiva è a pieno regime, potrebbe tenersi un referendum sulla reintroduzione nel Paese della pena di morte dopo il fallito golpe contro Erdogan: lo dice alla Faz il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu in una intervista. Il capo della diplomazia turca sostiene che decisioni come quella sulla pena di morte «non si prendono sull’onda del momento, e forse può essere assunta con un referendum, visto che si tratta di un tema serio». Il ministro sostiene che l’Akp «è sotto una forte pressione da parte del pubblico per la reintroduzione della pena capitale. «Riceviamo migliaia di sms e tweet in cui ci si dice “se non rimettete la pena di morte non vi votiamo più”. È sbagliato dire che il presidente Erdogan sia populista sulla pena capitale. La gente lo ama. Il suo consenso dopo il golpe è salito al 70%».

Erdogan: perdono chi mi ha insultato

Nel giorno dell’intervista al ministro degli Esteri, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, durante una commemorazione delle vittime del fallito golpe del 15 luglio, ha annunciato a sorpresa che ritirerà tutte le denunce contro le persone accusate di averlo «insultato». Sono centinaia le persone contro le quali erano stati avviati procedimenti giudiziari per insulti alla presidenza. «Per una volta soltanto, perdonerò e ritirerò tutti i procedimenti contro i molti insulti ed espressioni di disprezzo che sono stati scagliati contro di me», ha detto Erdogan, in quello che appare un nuovo gesto di distensione nei confronti dell’opposizione politica in un momento in cui la macchina repressiva è diretta contro i golpisti e la rete dell’imam Fethullah Gulen, accusato ad Ankara del colpo di Stato fallito. «Sento che se non usiamo questa opportunità in maniera corretta, la gente avrà il diritto di tenerci per la gola», ha spiegato Erdogan dando un nuovo segnale di unità nazionale contro i militari, destinati a perdere ulteriore potere.

Arrestati 17 giornalisti

Intanto il ministero dell’Educazione turco ha rimosso altri 3.932 dipendenti per sospetti legami con la rete di Gulen, lo riferisce la tv statale Trt. Inoltre, altre 284 istituzioni educative sono state chiuse a Istanbul per presunti legami con i “gulenisti”. Il totale delle epurazioni dal solo settore pubblico è di almeno 70mila. Un tribunale di Istanbul, intanto, ha convalidato l’arresto di 17 dei 21 giornalisti turchi fermati dopo che lunedì era stato spiccato un mandato di cattura per 42 reporter sospettati di legami con la rete di Gulen. Tra gli arrestati, con l’accusa di «far parte dell’organizzazione terroristica» di Gulen, c’è anche la reporter veterana ed ex deputata Nazli Ilicak, 72 anni.