Referendum, le opposizioni non abboccano all’amo di Renzi

Partito per diventare la “madre di tutte le battaglie”, lo spartiacque da cui far partire l’anno primo dell’era renziana, il referendum sulle riforme costituzionali contenute nella riforma Boschi si avvia più modestamente ad involvere verso la classica “botta a muro”, innocuo petardo destinato alla napoletanissima fetecchia, cioè ad uno scoppio abortito. Renzi lo ha prima personalizzato («se lo perdo vado a casa») poi, visto che gli italiani lo prendevano in parola, ha cambiato spartito e ha cominciato ad invocare un confronto «sul merito». Ma non gli è andata un granché bene. La sua riforma è una mezza schifezza e anche a confrontarsi su suoi contenuti non è che ci faccia una bella figura. Ha così pensato di spostarne la celebrazione ad altra data e, in subordine, chiedendo ma – a quanto si sa – non ottenendo la sponda di Mattarella, di spacchettarlo in più quesiti per depotenziarne la carica politica in caso di sua sconfitta. In ultimo, a ulteriore prova della sua crescente debolezza, ha mostrato disponibilità a modifiche all’Italicum, la legge elettorale che solo fino a ieri considerava una sorta di invalicabile linea del Piave.

Renzi pronto a cambiare l’Italicum. Ma Di Maio gli fa “marameo”

Tutti escamotage immediatamente decifrati e smontati dalle opposizioni. I Cinquestelle, soprattutto, hanno fatto quattro conti e si sono accorti che il premio alla lista previsto dall’Italicum rischia di avvantaggiarli non poco alle prossime elezioni politiche. E di modifiche non vogliono sentir parlare. Vedere poi Renzi fare la fine dell’apprendista stregone e cioè restare vittima del congegno da lui stesso inventato, è una tentazione a dir poco irresistibile. «Per noi l’Italicum va abolito, non modificato», manda a dire il pentastellato Luigi Di Maio dalle colonne del Corriere della Sera. Il vicepresidente della Camera vorrebbe sostituirlo con il «Democratellum». Noi – argomenta Di Maio «faremmo la migliore legge che si ispiri alla stabilità della maggioranza. Il paradosso è che chi ha votato l’Italicum ora vuole cambiarlo. Delle due l’una, o prima erano solo slogan di partito o ora hanno paura del M5s». Difficile dargli torto. Definisce invece «da miserabili» l’idea dello spacchettamento del referendum: «Si poteva fare prima delle Amministrative. Oggi è fatto in malafede».

Centrodestra compatto: niente spacchettamento

Più o meno identica la linea che caratterizza il centrodestra. Anche le incertezze innescate giorni fa dalle parole dal presidente di Mediaset Fedele Confalonieri circa un disimpegno di Forza Italia rispetto al sostegno al “No” nella campagna referendaria sembrano superate. I capigruppo “azzurri” di Camera e Senato, Renato Brunetta e Paolo Romani, hanno già espresso la loro ferma contrarietà a qualsiasi ipotesi di slittamento della data o di spacchettamento del referendum. Per l’opposizione, insomma, il referendum continua ad essere la “madre di tutte le battaglie”. La fetecchia, invece, se la tenga Renzi.