Parisi scende in campo: “Dobbiamo recuperare dieci milioni di voti”

Ma allora dottor Parisi si è chiarito? È più di destra o di sinistra? «Non sono né di destra né di sinistra, perché destra e sinistra non esistono più. I cittadini, gli elettori, chiedono soluzioni pratiche non risposte ideologiche». Come si definisce allora? «Liberal-popolare. Non liberale elitario, ossia ideologico a difesa di grandi interessi, ma popolare. E neppure populista, ternine usato in modo sprezzante dalle elite europee che hanno fallito per minimizzare e denigrare le spinte popolari. Dobbiamo liberare le energie positive degli italiani, delle persone e delle imprese», spiega a “Libero”.

Parisi: «Questa Europa non mi piace più e con Salvini andremo d’accordo»

«Rispetto al 2011 a Milano sono triplicate le persone che si mettono in coda per un pasto gratis. E mentre cinque anni fa c’era un italiano ogni tré immigrati, adesso il rapporto si è invertito. E questo nella cosiddetta capitale economica del Paese, si figuri altrove…». Cos’è successo all’Italia in questi cinque anni per ridursi così? «C’è stata una crisi mondiale a cui non abbiamo saputo reagire: l’enonne debito pubblico ci ha tolto libertà d’azione e i governi non hanno affrontato i problemi veri». Peggio Monti o Renzi? «Monti ci ha dato un colpo mortale aumentando le tasse in misura tale da uccidere la libertà di impesa. Renzi invece si è presentato con un programma ma rispetto al suo storytelling ne ha realizzato un altro». Quali errori ha fatto? «Per esempio una riforma della scuola incentrata sui professori anziché sugli studenti e sulla parità di scelta tra istruzione pubblica e istruzione paritaria. L’unico risultato concreto della buona scuola è la regolarizzazione di centomila precari. E poi dov’è la tanto sbandierata flessibilità del lavoro?».

Parisi attacca Renzi: “Ha tradito il suo storytelling”

«Oggi dobbiamo ricostruire le basi ideali e programmatiche dell’area liberale popolare. Dobbiamo guardare ai problemi delle persone e delle imprese invece che ai posizionamenti politici». Come mai la sua posizione sul referendum è cambiata di colpo dal sì al no? «Non ho mai cambiato idea. Non ho voluto prendere posizioni durante le elezioni convinto che i milanesi non fossero interessati al referendum ma ai problemi della città. Finite le elezioni, ho detto quello che penso. Ad esempio che la riforma costituzionale elimina qualunque autonomia fiscale a livello locale».

Parisi su Salvini: “Indica problemi che esistono”

Anche Salvini gioca la carta dell’antipolitica per aumentare il consenso? «Ma almeno lui indica problemi che esistono». Cosa la rende compatibile con la Lega a parte il federalismo fiscale? «Dobbiamo proporre soluzioni al malesseere e alle fratture sociali presentì nel nostro Paese. Basta con le ipocrisie del politically correct care alla sinistra: non è tempo di buonismo su un tema così importante, il momento è delicato». Immigrati dentro o fuori? «Dentro se hanno un lavoro, vivono nella legalità, si integrano e rispettano la nostra cultura. Per gli altri non c’è posto».

Immigrati: “Accettiamo solo coloro che hanno un lavoro”

E sul terrorismo? «Basta con la retorica che i lupi solitari sono solo dei disadattati: lo saranno anche ma vengono reclutati dall’Isis, che fa proselitismo non solo su Internet ma anche nelle nostre moschee. E dobbiamo bloccare i soldi che arrivano in Italia dai Paesi islamici che finanziano gli estremisti. È necessario fermare i finanziamenti esteri alle moschee. Anche i francesi se ne sono resi conto». Perché in Italia non ci sono ancora stati attentati? «Perché abbiamo un’efficace attività delle forze dell’ordine e perché abbiamo una presenza di islam politico più recente».