L’agghiacciante storia di Marcuzzo, assassinato dai partigiani perché gay

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La storia di Elio Marcuzzo, dimenticata da chi invece dovrebbe ricordarla, è particolarmente agghiacciante e sintomatica: era un giovane ma già affermato attore cinematografico, antifascista, che fu assassinato dai partigiani comunisti per la sua omosessualità. Fu prelevato a guerra finita insieme con il fratello Armando, davanti alla famiglia, impiccato e sepolto ancora vivo, sempre insieme con il fratello. La vicenda è già stata raccontata da Giampaolo Pansa nel suo I gendarmi della memoria, ma giova ricordala ancora, innanzittutto perché ricorre l’anniversario del suo martirio, ma soprattutto perché altrimenti Marcuzzo, antifascista e gay, non viene ricordato da nessuna delle due comunità. E allora la raccontiamo noi questa storia, che è una delle più brutte dell’intera guerra civile, e sì che di atrocità e nefandezze ce ne furono tante. Marcuzzo era nato a Treviso nel 1917, da una famiglia benestante e aveva tre fratelli. Guido Antonio e Novella, i genitori, tengono molto all’istruzione dei figli; Elio frequenta il liceo classico Pio X nel capoluogo veneto. Ma aveva maturato una vera passione per il cinema, tanto che, subito dopo la maturità annuncia al padre di volersi dedicare a questo. Così si trasferisce a Roma dove, anche per la sua straordinaria bellezza, ottiene parti e particine in diversi film. In tutto ne girerà 14. Nella capitale frequenta il Centro sperimentale di cinematografia, conosce Pietro Ingrao, Gianni Puccini, Giuseppe De Santis, Fosco Giachetti e altri. Guadagnava in un giorno, come lui stesso disse, il salario mensile di un impiegato. Nel 1937 debutta in Il feroce Saladino di Mario Bonnard: accanto a lui, un altro debuttante che sarebbe diventato famoso, Alberto Sordi. Dopo aver lavorato in altre produzioni importanti, a Marcuzzo venne finalmente affidato, nella primavera del 1942, il primo ruolo significativo, che lo farà conoscere al grande pubblico. A proporglielo è un giovane regista esordiente, tale Luchino Visconti, che lo vuole per la difficile parte dello Spagnolo in Ossessione; lo Spagnolo era un indecifrabile e ambiguo venditore ambulante dalle connotazioni vagamente anarcoidi, figura assolutamente inedita per il cinema di quegli anni. Per i critici il film, e in particolare il ruolo di Marcuzzo, affrontarono forse per la prima volta il delicato tema dell’omosessualità nella società. E a proposito di questo, ricordiamo che in quegli anni essere omosessuale era una autentica colpa, non tanto per il regime fascista, che anzi ne aveva al suo interno diversi, anche ad alto livello, che peraltro non furono mai discriminati, ma anche e soprattutto da parte dei comunisti, notoriamente più bacchettoni, perbenisti e intolleranti su tale questione.

Marcuzzo fu sepolto ancora vivo dai partigiani

Successivamente Marcuzzo, ormai artista affermato, fu chiamato a lavorare in altri quattro film, alcuni dei quali si girarono a Parigi e persino a Berlino, dove Marcuzzo imparò un po’ di tedesco (e vedremo perché questo particolare è importante) e riuscì, sotto i bombardamenti alleati, anche a far liberare un medico trevigiano prigioniero dei tedeschi. Tornato in Italia e costituitasi la Repubblica Sociale Italiana, Marcuzzo non vi aderì, essendo antifascista, e preferì far ritorno a Cavriè, dove frattanto era sfollata la sua famiglia. Quando l’adorata sorella Rina gli comunica di voler sposare un combattente della Rsi, Elio va su tutte le furie, e tuttavia il matrimonio si celebra il 16 aprile 1945, proprio pochi giorni prima della fine della guerra. Dopo tre mesi, a guerra finita da un pezzo, un partigiano della zona, detto Senna, minaccia Elio, dicendogli «Bel moretto, ti faremo passare un brutto quarto d’ora…».  I motivi di questo odio verso Marcuzzo non sono stati sufficientemente documentati: la scusa ufficiale fu che lui aveva tradotto una lettera dal tedesco per fare un piacere a un impiegato comunale, cosa che non fa però di lui un traditore o una spia; il matrimonio della sorella con soldato della Rsi potrebbe aver influito, così come l’invidia per chi aveva avuto successo nella sua professione e magari non aveva partecipato alla lotta partigiana; ma quello che sembra essere il motivo più convincente è l’omosessualità di Elio, che allora era difficile da accettare, soprattutto da parte di quelli che Guareschi definiva i “trinariciuti” comunisti, ossia privi di qualsiasi tipo di apertura mentale. In quella zona imperversava un ferocissimo partigiano, Gino Simionato, detto Falco, che si vantava di aver ucciso 34 fascisti a bastonate. Il 28 luglio, di sera, due partigiani rossi, travestiti dal militi della Gnr, si presentano a casa Marcuzzo e prelevano Elio e il fratello Armando. Elio, pensando davvero si trattasse di fascisti, gettò di nascosto nel fuoco le tessera da partigiani che possedevano. Li portano in camion sino alla cartiere di Mignagola di Caronera e là, senza alcun processo e probabilmente dopo averli seviziati, li impiccano a una trave. Dopo, li seppelliscono sul luogo, e, cosa ancora più atroce, ancora agonizzanti: secondo il medico legale infatti i due fratelli, abbracciati, erano ancora vivi quando furono interrati. Tempo dopo i loro corpi furono rinvenuti da un contadini che avvisò le autorità. Il processo, iniziato nella prima metà degli anni Cinquanta, non andò oltre la fase dell’istruttoria. Elio aveva appena compiuto 28 anni. Questa storia ha una coda: nel 1998 Pietro Ingrao, in un’intervista, disse che si era trattato di un terribile equivoco, fonte per lui di dolore e di amarezza. E ancora su RaiTre, nel 2006, Ingrao ribadì i sentimenti antifascisti di Marcuzzo. E infine, sempre in quell’anno, dopo la pubblicazione del libro Quizario del cinema italiano, il giornalista Sergio Sciarra mise in contatto telefonico Ingrao e Rina Marcuzzo: i due, dopo sessant’anni parlarono a lungo e la telefonata finì tra le lacrime di entrambi. Nessun personaggio del cinema ha mai telefonato alla sorella in tutti questi anni né ha mai citato il martirio di Elio Marcuzzo. Una storia che invece molti dovrebbero ricordare pubblicamente.