Fondi Unicef: indagato per riciclaggio Andrea Conticini, cognato di Renzi

L’ipotesi di reato è pesantissima: riciclaggio. Così come il nome scritto nero su bianco dalla Procura di Firenze nell’avviso di garanzia, con relativa richiesta di perquisizione, che i magistrati hanno fatto notificare ad Andrea Conticini, cognato di Matteo Renzi. E’ una faccenda parecchio imbarazzante quella svelata dal quotidiano La Nazione che ha sollevato il velo su un’indagine dei magistrati fiorentini su un fiume carsico di denaro sottratto da organizzazioni umanitarie quali Unicef e Operation Usa e finito, attraverso una serie di strani giravolte, sui conti personali del manager bolognese-toscano Andrea Conticini. Che, con quei soldi, ha poi acquistato quote di una società.
Non si potrebbe immaginare una storia più imbarazzante di questa che mischia in maniera così smaccata sacro e profano. Conticini, che ha sposato la sorella di Matteo Renzi, Matilde Renzi, è in buona compagnia in questa inchiesta: assieme a lui sono indagati – ma per appropriazione indebita – i suoi due fratelli, il gemello Luca Conticini e il più grande dei tre, Alessandro Conticini, 40 anni.
Tutto sarebbe partito dalla segnalazione della Banca d’Italia che ha improvvisamente notato strani trasferimenti di ingenti somme di denaro – centinaia di migliaia di euro – da un conto a un altro. E ha allertato la Procura della Repubblica di Firenze. Da qui le indagini e, poi, gli avvisi di garanzia con le relative perquisizioni, tanto in casa di Andrea Conticini e della sorella di Matteo Renzi, quanto nelle abitazioni degli altri due fratelli di Conticini, Luca e Alessandro.
Il meccanismo è stato ricostruito così dalla Procura: i due fratelli di Andrea Conticini, Luca e Alessandro, spostano il denaro, secondo i magistrati, da organizzazioni non governative come UnicefAlessandro Conticini è stato il direttore della sede Unicef di Addis Abeba, in Etiopia – e Operation Usa, un’altra associazione no profit che si occupa di sostegno ai popoli di Paesi in via di sviluppo, verso la Play Therapy Africa Limited co-diretta, fra l’altro, dallo stesso Alessandro Conticini che, all’epoca, risiedeva a Dakar, in Senegal e dalla francese  Valerie Quere. Seconda tappa: dalle casse della Play Therapy Africa Limited, anch’essa impegnata nel campo della cooperazione internazionale e sciolta alla vigilia di Natale del 2013, i soldi finiscono sui conti personali del cognato di Renzi. Il problema, sottolineano i magistrati, è che non vi è una «idonea causale» nel trasferimento del denaro. Terza e ultima tappa: con quei soldi il cognato di Renzi acquista quote di una società. La tesi difensiva è che si parla di società di diritto anglosassone e, quindi, sottratte, in qualche maniera, alla legislazione italiana. La Play Therapy Africa Limited era domiciliata a Sussex House, Farningham Road, Crowborough, East Sussex, TN6 6BX. Lo stesso indirizzo dove aveva la sede legale un bellissimo ristorante alla moda, il The Beacon. Il punto, insomma, è che tutto sarebbe accaduto estero su estero. Le operazioni sarebbero continuate fino al 2015 e ai due fratelli, Luca e Alessandro, i magistrati contestano l’appropriazione indebita.