Tangenti per le buche della Capitale, prime 3 condanne ai funzionari infedeli

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Arrivano le prime tre condanne a Roma nell’ambito dell‘inchiesta su mazzette per appalti milionari relativi alla manutenzione delle buche delle strade e di infrastrutture della Capitale.
Il gup Annamaria Gavoni, a conclusione di un procedimento tenutosi con il rito abbreviato e con il relativo sconto di pena di un terzo, ha condannato a tre anni di reclusione Doriano Carbonari e due anni e otto mesi Paolo Fornaciari, entrambi impiegati presso i municipi X e XIII, nonché, ma con il patteggiamento, Francesco Pantaleo, del cosiddetto Dipartimento Simu del Comune di Roma, ad un anno, nove mesi e 10 giorni di reclusione, oltre a 70 mila euro di risarcimento.
Il gup ha accolto le richieste della Procura di Roma secondo la quale i tre facevano parte di un gruppo di 7 funzionari pubblici, arrestati il 16 dicembre scorso nel quadro degli accertamenti su un giro di mazzette, circa 650 mila euro, che incassavano le tangenti versate dagli imprenditori affinché venisse chiuso un occhio in merito ai lavori di manutenzione – in particolare le buche e le voragini che si creano sulle strade e lo spessore dell’asfalto, la fresatura e le bonifiche, delle strade della Capitale.
Il blitz del 16 dicembre 2015 ha rappresentato, in realtà, uno sviluppo dell’inchiesta del pm Stefano Pesci sfociata precedentemente nell’emissione di ordinanze di custodia domiciliare nei confronti dell’imprenditore Luigi Martella, del suo braccio destro Alessio Ferrari, e di un funzionario del Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana di Roma Capitale, Ercole Lalli, per corruzione e turbata libertà degli incanti.