Olivia de Havilland, la dolce Melania di “Via col vento”, compie 100 anni

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Olivia de Havilland compirà 100 anni il prossimo 1 luglio, eppure nell’immaginario collettivo l’attrice è ancora e sempre la giovane Melania di Via col vento di Victor Fleming, accanto a Clark Gable, Vivien Leigh e Leslie Howard, una pietra miliare della storia del cinema e un personaggio intramontabile il suo, l’unico a morire nel film: eppure oggi Olivia de Havilland è – per ironia della sorte – l’unica sopravvissuta dei quattro attori protagonisti del mitico kolossal melodrammatico datato 1939.

Olivia de Havilland, indimenticabile Melania

Non solo sopravvissuta: ma protagonista di una vita intensa e di una carriera brillante, forse conclusasi troppo presto e a dispetto di una longevità da record (non è un caso infatti se, dalla morte di Luise Rainer, avvenuta nel dicembre del 2014, Olivia è la più anziana vincitrice dell’Oscar ancora in vita). La de Havilland, infatti, figlia e sorella d’arte – la mamma era Lilian Augusta Ruse, attrice nota col nome d’arte di Lilian Fontaine; la sorella l’altrettanto celebre Joanne Fontaine – donna elegante e interprete raffinata, forte di una formazione teatrale –  il primo ruolo di successo per il grande schermo l’avrebbe vista cimentarsi, non a caso, nella trasposizione cinematografica dello shakespeariano Sogno di una notte di mezza estate (datato 1935) e firmato Max Reinhardt e William Dieterle – avrebbe poi dato il meglio di sé nei melodrammi storici e nel filone cappa e spada. Indimenticabili, allora, i ruoli da lei rivestiti con leggerezza e fascino delicato in quella nutrita serie di titoli avventurosi al fianco dell’aitante Errol Flynn: titoli come Capitan Blood, La carica dei seicento e La leggenda di Robin Hood di Michael Curtiz e William Keighley, tutti girati dal 1935 al 1938. Poi, con l’intepretazione calibrata quanto struggente del personaggio di Melania di Via col vento, l’affermazione internazionale, la celebrità mondiale.

La vita, gli amori, gli Oscar

Il resto è vita. Una vita di amore culminata in due matrimoni: il primo, nel 1946, con lo scrittore Marcus Goodrich, da cui divorziò nel 1953, e dalla cui unione sarebbe nato il figlio Benjamin – che divenne matematico e morì nel 1991 – e il secondo col giornalista francese Pierre Galante, da cui nel 1956 ebbe la figlia Giselle, divenuta poi a sua volta giornalista. Dopo il secondo divorzio, nel 1979, i due ex coniugi mantennero ottimi rapporti, tanto che l’attrice si prese cura dell’ex marito quando s’ammalò di cancro, tanto da mancare al 70º anniversario della notte degli Oscar nel ’98. Una vita, si diceva, ricca di amicizie – particolarmente degne di nota quelle condivise con Bette Davis e Gloria Stuart – e caratterizzata invece da un rapporto conflittuale vissuto fino all’ultimo con la sorella Joan Fontaine, che ebbe la meglio su Olivia in una competizione all’Oscar del ’42, quando Joan soffiò alla sorella maggiore la statuetta per la migliore attrice protagonista, premio al quale in quell’anno erano entrambe candidate (Joan Fontaine per Il sospetto, e Olivia de Havilland per La porta d’oro). Una vita, malgrado qualche delusione come quella appena citata, punteggiata comunque da successi indimenticabili solennizzati poi anche dalla conquista di ben due premi Oscar. E allora, tra i tanti, vale la pena ricordare le affermazioni e i film degli anni Quaranta: un decennio particolarmente ricco e proficuo in cui Olivia de Havilland ottenne importanti riconoscimenti sia dal pubblico che dalla critica, specie per le sue interpretazioni in pellicole come A ciascuno il suo destino, (1946) di Mitchell Leisen, che valse all’attrice la porima statuetta; e come Lo specchio scuro (1946) di Robert Siodmak, o il celebre L’ereditiera, diretto da William Wyler nel ’49, in cui fu così convincente nel ruolo di una timida ricca corteggiata da un profittatore, che la de Havilland vinse il suo secondo riconoscimento tributatogli dai membri dell’Academy Awards. Un successo talmente grande, uguagliato solo più tardi, nel 1964, anno del thriller Piano piano dolce Carlotta di Robert Aldrich.

Attrice e modella della Columbia Pictures

Un curriculum artistico particolarmente vario, come eclettico è stato il suo talento cinematografico, e ricca di cambiamenti e scelte significative la sua vita, oggi alla soglia del traguardo secolare: per lei che, nata a Tokyo da una famiglia britannica, sarebbe stata naturalizzata americana e avrebbe infine scelto di vivere in Francia, una volta ufficializzato nell’88 il suo addio definitivo alle scene. Per lei che, volto della settima arte e eroina di tante pellicole d’epoca, avrebbe impersonato uno dei simboli del cinema posando come moldella della Columbia Pictures, per cui Olivia de Havilland sarà sempre la figura femminile che regge una fiaccola che arde, al di là delle mode divistiche e delle epopee spettacolari, perenemmente.