Juncker: divorzio rapido con Londra. Il piano di Berlino per limitare i danni

Il presidente della Commissione europea Juncker, il personaggio su cui si sono riversate nel giorno più drammatico per l’Europa richieste di dimissioni e critiche feroci, aveva provato a rassicurare le popolazioni dell’Ue: l’Europa continua a 27. E l’uscita della Gran Bretagna dovrà essere affrettata per non prolungare un’inutile incertezza. E oggi lo ha ribadito: i negoziati per l’uscita di Londra cominceranno subito. “Non sarà un divorzio consensuale – ha dichiarato Juncker alla tv tedesca Ard – ma non è stata neppure una grande storia d’amore”.

Il Parlamento europeo è in prima fila nel chiedere che non si facciano altri sconti e non siano concesse dilazioni al Regno Unito. L’Eurocamera ipotizza perfino una revisione dei Trattati per bloccare sul nascere l’effetto domino. Ma non ce ne sono le condizioni politiche: col referendum costituzionale in arrivo in Italia, le elezioni in Francia e Germania nel 2017, all’ orizzonte ci sono almeno due anni di negoziato con Londra e nessuna certezza, se non quella che si cercherà di limitare i danni. E dalla Germania trapela il ‘piano B’ del ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble: offrire al Regno Unito un accordo di associazione doganale simile a quello in vigore dal 1963 con la Turchia, escludendo però ipotesi di integrazione in senso federalista. Secondo il documento, Berlino si dovrebbe preparare a resistere all’offensiva che “Commissione europea, Francia e Italia” potrebbero lanciare “sfruttando l’insicurezza del momento”. Mentre i mercati mondiali crollano e gli euroscettici esultano, la Ue cerca una via d’uscita. Rimettere nella lampada “il genio dell’ euroscetticismo” che Nigel Farage si vanta di aver liberato sarà però più difficile che mai.

Molti commentatori e analisti mettono l’accento proprio però sugli errori compiuti da Berlino e dalla linea tedesca di una rigida austerity, che ha creato malcontento e desiderio di ribellione. Bisognerà vedere dunque se davvero Francia e Italia saranno in grado di arginare il desiderio di rivalsa della Germania per giungere a quell’obiettivo di riequilibrio delle politiche economiche dell’Ue che solo può bloccare l’ondata euroscettica.