Crollo del PD: Renzi ha perso mezzo milione di voti in pochi mesi

Poi dice che uno non dovrebbe andare tanto per il sottile. Però basta guardare (soprattutto ascoltare) Debora Serracchiani la «vice» del Pd, il bracano corto di Matteo, e ti cascano le braccia. E capisci. Cioè cominci a capire che qualcosa non funziona come dovrebbe. Quindi pensi al braccio destro dell’altro «vice», Lorenzo Guerini, quell’Uggetti sindaco di Lodi tornato giusto ieri in libertà dopo l’ennesimo scandaletto pidino, e il cuore ti si fa piccino. Cerchi rifugio nel ventre di Palazzo Vecchio, magari t’imbatti nel sindaco-ombra inventato da Matteo, Dario Nardella, e avverti violento un buco nello stomaco. Come non farti tornare in mente la sacralità della famiglia, e il papa della Boschi, e quello di Matteo, e il Lotti, e la casa di Carrai… E ti dici che una sequela di sfighe così possono essere un incubo. C’è del marcio in Danimarca, e non è che al Nazareno si stia così tanto «tonici». Precipitoso il «si stava meglio quando si stava peggio», però non è che questo partito dei giovani rampanti, dei caterpillar, dei Marcucci e dei Carbone, dei Rondolini accucciati a corte, sia poi meglio e più funzionante di quello del Giaguaro, si legge su “Il Giornale“.

Il crollo dei Democratici: hanno bruciato 500mila voti

Anzi alla fine, gira e rigira, il campione del marketing elettorale Matteo Renzi ne ha perduti un altro mezzo milioncino, di elettori, e non è affatto detto che li ritrovi. La verità è un piatto crudo: nel 2008, il Pd del primo segretario, Walter Veltroni, prese alla Camera 12 milioni e 95mila voti, circa il 33 per cento. L’affluenza era già in calo, ma ancora sopra la soglia dell’ 80 per cento di 47 milioni di aventi diritto. Alle Politiche 2013 la situazione è radicalmente mutata, il centrosinistra è nella sua fase morente. I voti alla Camera sono 8 milioni 642mila, pari a poco più del 25 per cento. L’astensione cresce ancora, il 75 per cento. Quindi eccoci al «miracolo» renziano delle Europee e la moltiplicazione dei pani e dei pesci: solo due milioni di elettori pidini tornano per la conclamata «rottamazione», e fanno un totale di 11 milioni e 200mila (l’astensione però è al 57 per cento e un brillante saggio di un senatore pidino, Fornaro, ha dimostrato che il dato «reale», relativo ai votanti, da al Pd un 22,7 per cento, in calo sul 2013). E qui viene il bello. In mancanza di meglio, cioè di elezioni, ci si accontenterà dei dati amministrativi in alcune grandi città: quelli del 2011 confrontati con domenica scorsa. Milano: 170.551 voti con Bersani nel 2011; 145 mila con Renzi. Bologna: 72.335 contro 145.792, Napoli: 68.018 contro 40.539. Trieste: 18.483 e 7870. Roma: 267.605 contro 196.901. Potremmo continuare, ma il dato è costante e l’emorragia inarrestabile. Il Pd non funzionava prima, e non funziona adesso.