Orrore e atrocità a Sirte. Da febbraio almeno 50 innocenti decapitati dall’Isis

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Atrocità, orrore, decapitazioni. Sono almeno 49 le persone giustiziate c dagli estremisti dell’Isis nella loro roccaforte libica di Sirte dal febbraio 2015. I numeri sono forniti dal rapporto “Ci sentiamo vittime di una maledizione” diffuso in queste ore dall’organizzazione Human Rights Watch (Hrw). Tra le vittime, oppositori politici e persone accusate di “spionaggio”, di  “insultare Dio” e persino di stregoneria.

Orrore a Sirte: 50 decapitazioni da febbraio

Dall’osservatorio, che raccoglie le testimonianze della popolazione locale e ha ricostruito l’uccisione di almeno una cinquantina di persone, emerge che le esecuzioni sommarie sono state compiute al termine di procedimenti segreti che hanno negato alle vittime «gli standard di equità più basilari». L’uccisione di civili o di combattenti detenuti dall’Isis è un «crimine di guerra», commenta Hrw, secondo cui a causa della loro «natura e portata» queste esecuzioni in Libia «potrebbero costituire crimini contro l’umanità». È una Sirte spettrale quella dell’iscritta dall’organizzazione, che ha intervistato lo scorso marzo 45 attuali ed ex residenti di Sirte e Misurata, inclusi parenti di persone uccise o incarcerate dall’Isis, funzionari locali in esilio e membri di gruppi armati rivali.

Le testimonianze degli abitanti

I residenti di Sirte hanno descritto scene di autentico orrore, come decapitazioni pubbliche e «corpi in tute arancioni che penzolavano da scaffalature» (chiamate dalla gente del luogo “crocifissioni”). Alcune vittime sono state prelevate nel sonno, durante la notte. Le forze dell’Isis, aiutate da informatori, hanno frustato e multato uomini in strada anche per il solo “reato” di fumare e ascoltare musica. Ne emerge un quadro agghiacciante. «La vita a Sirte é insopportabile –  ha riferito Ahlam, una donna di 30 anni – tutti vivono nella paura. Stanno uccidendo persone innocenti. Non ci sono generi alimentari, l’ospedale é senza medici ed infermiere, non ci sono medicine… Ci sono spie in ogni strada. Gran parte della gente è andata via, ma noi siamo intrappolati. Non abbiamo abbastanza soldi per andare via». Dallo scorso agosto i miliziani controllano completamente la città di Sirte, incluso il porto, la base aerea, il principale impianto elettrico, la stazione radio e tutti gli uffici governativi. La città – si legge nel rapporto dell’organizzazione umanitaria – «é diventata così la più grande roccaforte dell’organizzazione fuori dall’Iraq e dalla Siria».