Da Obama a Merkel, è Trump-fobia. E lui va avanti: “Mio vice sarà donna”

A un certo punto i grandi del G7 hanno messo da parte le cifre dell’economia mondiale, il dossier Cina, i migranti e l’Ucraina e hanno chiesto a Barack Obama: parliamo di Trump, dobbiamo prendere sul serio quello che dice? Un passaggio informale del vertice raccontato dallo stesso presidente Usa nella conferenza stampa. «I capi di Stato e di governo sono irritati per le dichiarazioni di Trump. Non capiscono se debbono tenerle in considerazione. Penso che abbiano ragione, perché molte delle sue proposte dimostrano arroganza e impreparazione su come funziona il mondo. Trump punta a fare titolo con le sue uscite, ad andare su Twitter, ma non a fare ciò che sarebbe necessario per mantenere l’America sicura e l’equilibrio nel mondo», si legge su “il Corriere della Sera“.

Obama attacca “Trump punta a fare titolo con le sue uscite, ad andare su Twitter”

«Se i leader mondiali sono scossi da me è una cosa buona», ha subito risposto Trump da Bismarck, in North Dakota. Per una combinazione significativa proprio ieri, secondo i calcoli dell’agenzia Ap, il tycoon newyorkese ha raggiunto quota 1.238 delegati, uno in più rispetto alla soglia necessaria per ottenere la no mination repubblicana. Notizia confermata dal diretto interessato che ha poi definito «probabile» un vicepresidente donna o appartenente alle minoranze.

Obama si è rimangiato la promessa fatta a Mattarella sui migranti

Nel frattempo sembra finita nel nulla la promessa che il presidente americano aveva fatto al capo dello Stato Sergio Mattarella il 7 febbraio di quest’anno. Dopo il colloquio nello Studio Ovale, Obama aveva dichiarato pubblicamente di essere pronto a schierare le navi inquadrate nelle basi Usa in Italia per aiutare le operazioni di soccorso. Sono passati tre mesi e mezzo e ancora non si è visto niente. Perché? «Non ero a quell’incontro — ha risposto Renzi — vedremo nel vertice Nato in Polonia. E comunque il problema centrale ora non è il soccorso in mare, ma come sostenere l’Africa. Il nostro piano “il migration compact” è sostanzialmente condiviso anche qui».