Un senatore di sinistra italiana: Doina in carcere? Insulto alla civiltà

Fa discutere la sospensione della semilibertà per Doina Matei, la giovane rumena che il 26 aprile 2007 uccise Vanessa Russo con un ombrello nel corso di una lite, dopo che la stessa ha postato foto sul profilo Fb violando le prescrizioni connesse alla concessione dei benefici penitenziari. Infatti l’accesso al social network – come sottolineato dal ministro della Giustizia Orlando rispondendo durante il question time a un’interrogazione – in considerazione della natura e della diffusività dello stesso, “consente alla condannata di intrattenere rapporti con un numero indefinito di soggetti, ulteriori e diversi da quelli preventivamente individuati ed autorizzati nel provvedimento di concessione del beneficio, realizzando in tal modo la violazione delle prescrizioni imposte”. Non si tratta quindi, come lamentato dal senatore del Pd Luigi Manconi, di sospendere un beneficio a una condannata perché “sorrideva” o perché – come ha detto il suo legale – si è lasciata tentare da un peccato di “vanità”. Doina Matei ha infranto le regole e ora ci sarà un’udienza per decidere se potrà continuare ad usufruire del regime di semilibertà. Nel frattempo però c’è chi tenta di farla passare per vittima di un’atroce ingiustizia. Così il senatore di Sinistra italiana Peppe De Cristofaro, per il quale “la sospensione della semilibertà per Doina Matei, rea di essere andata al mare, di aver sorriso e di aver postato una foto su Facebook dopo nove anni di carcere, è un insulto alla civiltà giuridica e alla coscienza civile di questo Paese”. “Quella decisione – ha continuato – è stata presa dal magistrato di sorveglianza, ma imposta di fatto da giornalisti autoproclamatisi guardiani di ciò che è permesso ai detenuti che godono delle misure alternative e poi dal Tribunale vociante dei social network, al quale sembra che il magistrato abbia deciso di accodarsi. Ma è inconcepibile che a decidere su una materia del genere sia la piazza telematica”.