Riforme, Renzi parla a un’aula deserta: le opposizioni vanno via per protesta

«Dispiace l’assenza delle opposizioni». Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi commentando con i cronisti alla Camera la scelta di M5s, Si e FI di uscire dall’Aula al momento del suo intervento sulla riforma costituzionale. «Mi spiace per loro se non ci sono», ha aggiunto, spiegando di voler entrare nel merito del testo. «Ma non posso andare fuori anche io?», ha poi ironizzato. Tutti i gruppi di opposizione avevano infatti annunciato in aula di abbandonare i lavori al momento in cui il presidente del Consiglio Matteo Renzi replicherà a nome del governo sulle riforme. Lo hanno annunciato Arturo Scotto per Si, Renato Brunetta per Fi, Daniele Del Grosso per M5s e Cristian Invernizzi per la Lega. E, nel pomeriggio, puntualmente i deputati del M5S hanno lasciato l’aula della Camera, decidendo di non assistere all’intervento del premier durante la discussione sul ddl riforme costituzionali. I parlamentari cinquestelle hanno esposto due striscioni con le scritte “Trivellopoli” e “Sfiducia”.

Ma Renzi non demorde: su questo mi gioco tutto…

«Questo giorno passerà alla storia per il voto che il presidente del Consiglio, con intorno solo la sua maggioranza ed il suo governo, farà sul ddl riforme istituzionali. Un governo coinvolti nello scandalo “trivellopoli”. Noi crediamo che fino alla mozione di sfiducia l’esecutivo dovrebbe limitarsi alla ordinaria amministrazione e non addirittura far votare le riforme», ha affermato a questo proposito il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. «Avevamo chiesto di votare subito la mozione di sfiducia ma hanno preferito rinviarla perché il Pd e il Governo sono in serie difficoltà – aggiunge – Un governo sotto mozione di sfiducia non può farsi votare le riforme. Di certo non può dirci cosa fare Maria Elena Boschi che è coinvolta nello scandalo Trivellopoli». Anche Forza Italia ha lasciato l’aula almomento dell’intervento del presidente del Consiglio. Per la verità, la giornala era cominciata male: neanche gli esponenti della maggioranza adrevano dal desiderio di partecipare aldibattito sulle riforme: l’aula della Camera era infatti deserta anche per l’inizio della discussione generale sulle riforme costituzionali. Ad ascoltare il relatore Emanuele Fiano erano infatti presenti solo dodici deputati, oltre al vicepresidente di turno, Roberto Giachetti. Ma Renzi non molla: al referendum sulla riforma costituzionale «basta vincere», non importa con quale percentuale: «Mi gioco tutto», ha detto parlando con i cronisti alla Camera. A chi gli chiedeva quale obiettivo si ponga per la consultazione di ottobre, Renzi ha risposto: «Il centrosinistra vinse nel 2001 con il 34% di affluenza», ma non importa la percentuale, «basta vincere».