Migliaia di camorristi in libertà: giustizia lenta e Napoli si tinge di sangue

Arriva oggi a Napoli il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per firmare il Patto per la Campania. E si ritrova una città impietrita per i morti ammazzati, per i feriti, per gli assalti alle caserme. Una città fuori controllo. Il parroco del Rione Sanità, don Antonio Loffredo, lancia un appello al premier: «In ogni quartiere delle città di questo Mezzogiorno, le luci di una scuola devono rimanere accese fino a sera», si legge su “la Stampa“.

Arrivano prima gli esecutori delle sentenze della camorra che i provvedimenti giudiziari.

Ma è diventato insopportabile il ritardo della giustizia. Fanno discutere le misure cautelari concesse dopo due anni dalle richieste della Procura antimafia all’Ufficio del Gip. Centinaia se non migliaia sono in attesa di essere esaminate. Mille indagati per reati collegati alla camorra. Ci sono centinaia di killer, di soldati, di colletti bianchi, di spacciatori, di trafficanti in libertà. Intollerabile questo «imbuto» che contribuisce a rendere Napoli una città sempre di più fuori controllo. Forse è giunto il momento che i vertici delle forze di polizia come degli uffici giudiziari vengano sottoposti a un controllo sulla produttività che sono riusciti a garantire.

L’allarme lanciato dagli addetti ai lavori indica come ormai la situazione sia al limite.

Don Antonio Loffredo, uno dei due parroci del Rione (l’altro è padre Giuseppe) che devono far vivere cinque parrocchie, è preoccupato. Teme che la mattanza possa continuare. Avverte che i suoi fedeli hanno paura. «Vorrei chiedere a Renzi di venire qui, in questa che è una delle tante periferie del mondo dove si respirano violenza e ingiustizia, povertà e ignoranza. Come è ridotto male il nostro Mezzogiorno. Bisogna ridurre le disuguaglianze di opportunità, scolastiche e lavorative. In questa terribile condizione le camorre di ogni tipo prosperano». Gli arresti che ritardano mal si conciliano con una richiesta di «moderno New deal», per dirla con don Antonio. O meglio le due cose dovrebbero marciare di pari passo. «Sono le mamme che ce lo chiedono: costringete i nostri figli a frequentare la scuola fino a sera. Aiutateci a toglierli dalla strada. Dateci una possibilità».