Marò, l’India beffa l’arbitrato: Latorre in Italia per 5 mesi. Ma Girone resta

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L’infinita querelle sui due Marò si arricchisce di un altro capitolo. Gli indiani, bontà loro, acconsentono. Salvatore Girone non lo fanno tornare, ma Massimiliano Latorre può restare tra noi altri 5 mesi. La Corte suprema dell’India, sui due Marò, ha deciso. Dopo tanto cincischiare ha prodotto la sua sentenza: estendere la permanenza in Italia di Massimiliano Latorre fino al 30 settembre del 2016. E, magari, s’aspettano pure un grazie. La realtà è che a New Delhi hanno sembra abbiano ben capito di avere a che fare con gente che abbaia ma non morde. Ci si strappa le vesti in Italia, ma poi non si fa nulla. Anzi, capita di sentire pure i fischi per i due Marò. Come successo durante le rituali celebrazioni del 25 aprile. Fischi per i marò che per gli Indiani devono essere suonati come una conferma: l’Italia è paese debole. Perciò loro faranno così come hanno già fatto. Uno se lo tengono e all’altro, gravemente malato, gli fanno la concessione di rimanere in famiglia. Cosìcchè la storia dei due Marò è la cartina al tornasole della nostra inesistente capacità di intervento a difesa dei nostri interessi e dei nostri uomini. Durante l’udienza, alla luce del processo riguardante la giurisdizione sul caso avviato dall’Italia presso la Corte permanente di arbitrato (Cpa) dell’Aja e a cui l’India ha aderito, la Corte suprema ha ricevuto una comunicazione ufficiale sul procedimento in corso, sui suoi tempi e sulle implicazioni che esso comporta per la giustizia dei Paesi coinvolti e sulla posizione adottata in questo ambito dal governo indiano. La pena per i nostri due Marò perciò continua. Gli Indiani se ne fregano dell’arbitrato internazionale all’Aja e vanno avanti per la loro strada. Mentre il nostro governo fa mostra di immancabile ottimismo. Tant’è che, a stretto giro, dalla Farnesina arriva la nota ufficiale: “Il Governo italiano – si legge – ribadisce che in seguito alla decisione del Tribunale del Diritto del Mare l’Italia considera sospesa e quindi priva di valenza giuridica la giurisdizione indiana sul caso. L’Italia conferma di riconoscersi infatti nell’Ordine del Tribunale Internazionale per il Diritto del Mare del 24 agosto 2015, che aveva stabilito la sospensione da parte di India e Italia di tutti i procedimenti giudiziari interni fino alla conclusione del percorso arbitrale avviato dal Governo nel giugno dello scorso anno”. E Girone resta ancora laggiù…