I radicali già litigano sulle spoglie di Pannella (e sui soldi della radio)

Non possiamo non dirci pannelliani, intonano in coro i radicali mentre il vecchio leader, stanco e ammalato, riceve mezza Repubblica nella tana di via della Panetteria, a due passi dal Quirinale. Lo ripetono come una litania, tutti, non solo gli storici compagni di lotta ma anche la nuova generazione di quarantenni che vuole ritagliarsi uno spazio politico per i prossimi anni. Come Riccardo Magi, il segretario dei radicali Italiani: «Nessuno può essere erede di Marco. La sua capacità di analisi quasi profetica, la sua capacità di creare iniziativa politica, non sono replicabili. Replicabile è invece il metodo della legalità e della non violenza. Non penso di poter fare politica diversamente da come ho imparato a farla da lui». Riconoscenza infinita, si legge su “la Stampa“.

«Nessuno può essere erede di Marco Pannella»

Eppure Magi è l’incarnazione di una generazione di radicali che è già oltre. Chianciano, novembre 2015. Per la prima volta Giacinto Pannella detto Marco non interviene a un congresso radicale. E un sabato sera. Il giorno dopo Magi verrà eletto segretario sulla base di una piattaforma molto pragmatica, tutta votata alla ricerca di nuovi spazi politici oltre le battaglie storiche. Pannella prova a chiedere una sospensione del congresso. Non gli viene accordata: la maggioranza sta con Magi. Lui incassa e, dopo un’oretta, lascia i lavori. Finché al centro c’è stato lui, dal tronco della sua figura sono partite fronde e radici, ma nessuna corrente, niente che andasse oltre la galassia, per la verità piuttosto larga e informale, del diverse manifestazioni della pratica radicale: il partito transnazionale, che è una sorta di «internazionale radicale» che però non si riunisce dal 2011, i radicali italiani, radio radicale, nessuno tocchi Caino, l’associazione Luca Coscioni.

Ma il futuro, senza Pannella, sarà più complesso

L’associazione Luca Coscioni si è spaccata in due per dissidi intemi tra la vedova e altri amministratori. Rita Bernardini, altra storica voce radicale, è sempre più concentrata nella sua attività per le carceri abruzzesi. E i quarantenni, ai quali è rimasta un’eredità pesante e un’azione politica tutta da rilanciare, hanno deciso che proveranno a misurarsi già con le prossime amministrative di Roma e Milano, benedetti da Emma Bonino che con Pannella ha raffreddato i rapporti. E poi c’è la questione del patrimonio. Nessun tesoretto, beninteso. Anche lì il tema è tutto politico. L’associazione lista Marco Pannella ha in pancia sia la storica sede di via di Torre Argentina, sia la radio. Mentre la questione della sede non ha grandi implicazioni, quella della radio è più delicata. Il punto è semplice. Per proteggere i beni del partito da ipotetiche scalate ostili, i radicali finora hanno utilizzato l’associazione come una cassaforte della quale Pannella era il garante. Quando la sua figura di garanzia dovesse venire meno a chi finirebbe in capo la responsabilità politica di essere l’editore della radio?