«Ha diffamato i poliziotti». Il pm chiede la condanna per la sorella di Giuseppe Uva

Non si sono ancora placate le polemiche sulla sentenza d’appello del caso Uva (assolti tutti gli agenti) che si è tornati in aula. Il pm di Varese Giulia Troina ha chiesto la condanna a un anno e due mesi di carcere e una multa di 458 euro con l’accusa di diffamazione aggravata, per  la sorella Lucia Uva, la sorella di Giuseppe Uva, l’uomo morto nel giugno del 2008 all’ospedale di Varese dopo aver trascorso parte della notte nella caserma dei carabinieri.

Caso Uva, il pm chiede la condanna della sorella per diffamazione

La donna è imputata per alcune dichiarazioni mandate in onda nell’ottobre 2011 nel corso del programma tv Le Iene, per alcune frasi scritte su Facebook e per un’intervista inserita nel documentario Nei secoli fedele. In particolare, intervistata da un’inviato della trasmissione di Italia 1, ha fatto riferimento a botte e a una presunta violenza sessuale subita dal fratello in caserma. Il pm ha sottolineato che l’ipotesi di uno stupro è «frutto di una congettura non supportata da alcun elemento di riscontro oggettivo», contenuto nelle perizie e negli atti disponibili all’epoca dell’intervista. Venerdì scorso due carabinieri e sei poliziotti sono stati assolti dall’accusa di omicidio preterintenzionale, nel processo con al centro la morte di Giuseppe Uva.

La requisitoria

Il pm, nella sua requisitoria, ha ribadito che «non vi era alcun elemento per consentire all’imputata di affermare con certezza la sussistenza di botte o violenze perpetrate nella caserma» che, anche in questo caso, erano una “mera congettura”. Nelle interviste e su Facebook, quindi, «sono state affermati come veri fatti non desumibili da dati processuali per additare poliziotti e carabinieri, a distanza di anni, come stupratori e barbari picchiatori di persone indifese».