Convegno alla Camera su Donato Lamorte: un amico davvero speciale

C’era molta gente nella Sala della Regina della Camera per ricordare Donato Lamorte. Il Memorial è stato organizzato dal nipote Valerio e dall’Associazione Amici di Donato Lamorte, e ha visto la presenza di numerosi protagonisti della politica italiana, a cominciare dai relatori: i tre presidenti della Camera, in tempi diversi, Pierferdinando Casini, Fausto Bertinotti e Gianfranco Fini, che di Donato fu amico inseparabole e sincero per oltre quarant’anni. Ha moderato il convegno, che verteva anche su “Militanza politica e crisi dei partiti, verso nuove forme di partecipazione democratica?”, il giornalista e scrittore Mauro Mazza, che con Lamorte vanta un’amicizia pluridecennale. Ma, rompendo lo schema dei resoconti di queste ricorrenze, ci piace sottolineare che a ricordare Donato c’erano in prima fila i suoi ragazzi e ragazzi, quelli che con lui hanno condiviso quotidianità per lunghi anni a via della Scrofa: da Mauro Desideri a Luciano Dottori, da Innocenzo Imperi a Rossella Chierichetti, da Francesco Curti a Roberta Carnello a Rita Marino, a Davide, Lele, Marco, Federico e a tanti altri semplici impiegati ma militanti convinti, che con Donato condivisero tutto, e ci scusiamo se abbiamo tralasciato qualcuno che non abbiamo visto. Nutrita anche la presenza degli esponenti istituzionali che non sono voluti mancare a questo primo importante appuntamento: gli amici di sempre del Msi Lia Bracci, Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Gianni Alemanno, Roberto Menia, Aldo Di Lello, Italo Bocchino, Umberto Croppi, e poi ancora Giuseppe Scopelliti, Aldo Di Biagio, Souad Sbai, Piergiorgio Benvenuti, Fabrizio Chicchitto, Antonio Pepe Giuseppe Basini, Mario Baldassarri e tanti altri, scusandoci sempre per le involontarie omissioni.

Il nipote Valerio Lamorte ha organizzato l’evento

Valerio Lamorte ha introdotto il convegno, ricordando la figura di Donato, scomparso il 21 agosto del 2014, presentando l’Associazione e annunciando l’istituzione di un Premio annuale per chi avrà difeso l’italianità come valore. E, a sorpesa, ha conferito il Premio di esordio a Roberto Menia, per aver istituito il Giorno del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo istriano e giuliano-dalmata. Menia, presente al convegno, era all’oscuro dell’iniziativa e ha ritirato il Premio con poche parole commosse. Dopo la riflessione politica di Mauro Mazza, che ha ricordato che questo è il primo convegno dalla morte di Donato e il primo confronto pubblico sulla sua figura, ricordando che nulla era più lontano dai pensieri di Donato che una carica parlamentare, circostanza confermata successivamente anche da Gianfranco Fini. Mazza ha introdotto il senatore Franco Mugnai, presidente della Fondazione Alleanza Nazionale, che ha ricordato la figura di Donato Lamorte con grande affetto e stima, umana e politica e sottolineando che per molti dei presenti parlare di Donato è come ripercorrere tutta una vita di politica appassionata.

Il ricordo di Lamorte di Casini e Bertinotti

Pierferdinando Casini, attuale presidente della commissione Esteri della Camera, ha ricordato di quando conobbe Donato Lamorte a via della Scrofa, all’inizio degli anni Novanta, e di quanto ne ammirasse l’impegno e la solida formazione politica, soffermandosi in particolare sul fascino che emanava la destra di quegli anni, l’opposizione vera, e riconoscendo che, con la formazione dello sciagurato arco costituzionale, solo il Msi rimaneva fuori dalla partecipazione alla vita politica del Paese e soprattutto di quanto, in quegli anni, la destra sia stata perseguitata ed emarginata. Casini ha anche evocato memoenti precedenti, come quello quando incontrò fini, allora segretario del Movimento Sociale Italiano per chiedere di votare Forlani alla presidenza della Repubblica. Proposta alla quale Fini rispose che lo avrebbero votato se Forlani avesse toloto una volta per tutte la pregiudiziale antifascista, cosa che Forlani non fece, per cui il Msi non lo votò. Casini ha concluso il suo intervento con delle parole di elogio per Giorgio Almirante, e per la sua grande sensibilità politica. Interessante anche l’intervento di Fausto Bertinotti, in forma eccellente, che ha raccontato di aver avuto modo di conoscere e di apprezzare Donato alla Camera. «La sua posizione politica sembrava contenuta – ha detto – ma era potentissima». Parlando del tema del convegno, Bertinotti ha detto di ritenere che la politica così come la si intendeva ai tempi di Donato, non c’è più. È come se avessimo passato un fiume, c’è stata una vera e propria cesura. Ma soprattutto, per l’ex segretario di Rifondazione Comunista, le stagioni non sono comparabili: e lo ieri era molto meglio dell’oggi. È una fase recessiva, un declino, è la morte delle ideologie, che hanno consentito grandi cose: «Oggi la politica – ha detto – è solo una miserabile competizione per andare al governo». Bertinotti ha concluso il suo apprezzato intervento criticando l’Unione europea e anche un po’ Renzi.

Fini: con Donato Lamorte ho condiviso oltre 40 anni di vita politica

Per ultimo è intervenuto Gianfranco Fini, che con Donato ha condiviso lunghi anni di temperie poltica, di successi, di sconfitte, ma comunque una lunga stagione scandita da un sogno irripetibile. Fini ha ricordato di quando, nel 1970, giunse a Roma da Bologna, dove trovò in Donato un padre spiriturale, un maestro politico, che poi sarebbe divenuto un fidatissimo collaboratore: «Mi dava sempre consigli, talvolta, rimproveri, più spesso esortazioni». Fini è sempre stato affascinato dal modo in cui Donato intepretava la politica: non era un politico di professione, perché aveva un suo lavoro, ma la politica era la sua ragione di vita. Aveva una sua visione inossidabile, era una scelta di vita totale per lui. Ma la politica, per Fini., è figlia del suo tempo, e oggi le cose sono molto diverse, il messaggio identitario si è diluito e il cittadino è privato della possibilità di partecipare alla vita politica del proprio Paese, perciò si rifugia nel riflusso, fenoimeno che si nota soprattutto nei giovani. Quale via d’uscita? Fini prova a indicarne qualcuna: smetterla con le marmellate, le commistioni, l’omogenietà culturale. Insomma, evidenziare le differenze tra le varie posizioni, riportare il dibattito politico a uno scontro-confronto, anche aspro, altrimento sempre più italiani si allontaneranno. A proposito della Ue, Fini, pur essendo convinto europeista, ha detto che questa Europa è tutto tranne gli Stati Uniti d’Europa: «Se la Ue non cambia direzione – ha concluso – si dissolverà proprio come l’Unione Sovietica». Concludiamo questo resoconto ricordando di quando Donato ci raccontò, una volta, dei giorni in cui, subito dopo la guerra, tornato dall’Africa, andava con altri militanti alla sezione Prenestino del Msi, in particolare Cannone e Pompei, con cui formava un trio inscindibile, a imparare dai combattenti della Repubblica le canzoni della Rsi e ad ascoltare i racconti della guerra.